UNA CHIESA IN SOLIO
Ricordo di aver udito più volte nella mia infanzia una storiella come quella che segue.
Quando si trattò di costruire la prima chiesa di Arzelato, si decise di costruirla in Solio. Gli incaricati dei lavori iniziarono la loro opera di buon mattino, continuandola sino a sera; ma l’indomani, tornati sul luogo del lavoro, non vi trovarono più gli strumenti del loro mestiere.
Cerca che ti cerca, li ritrovarono sul monte che guarda Pontremoli. Pensarono ad uno scherzo o anche ad un dispetto da parte di chi voleva la chiesa non in Solio, ma sul monte. Ripresero zappe, picconi e badili e tornarono in Solio a lavorare, ma la mattina seguente e altre volte ancora si ripeté la storiella. Tutti dovettero concludere che S. Michele, non in Solio voleva la sua chiesa, ma sul monte che domina la Val di Magra.
Oggi il tutto è ritenuto una favola e tale sia; però è anche vero che nella tradizione qualòche parte di reale c’è sempre. Nel nostro caso una contestazione forse ci fu da parte di chi abitava in Solio e di chi abitava nell’Arcislata. Allora: come mai non vinsero quelli di Solio, che erano in maggioranza? Chi non crede nella storiella, crede di arguire che le motivazioni per la scelta del monte ad accogliere la chiesa partivano dal fatto che il fortilizio costruito lassù dava più sicurezza in caso di attacchi nemici.
Però anche in Solio una chiesa ci fu, ma in data molto posteriore.
Ecco come andarono le cose.
In un giorno del 1692 giunse al Vescovo di Sarzana la seguente lettera:
“Il dottor Aurelio Maracchi di Pontremoli, Servo dev.mo di Vs. Rev.ma , parecchio tempo fa ha eretto per sua devozione et ad onore di San Nicola di Bari una chiesa nella villa “in Solio” sotto la parrocchia di Arzelato, nella giurisdizione di Pontremoli, Diocesi di Vs. Signoria ill.ma, e questa ormai è ridotta a perfezione così che per potervi celebrare la S. Messa altro non resta che l’essere visitata e riconosciuta in possesso dei requisiti sufficienti e benedetta secondo i riti di S. Chiesa. Desiderando l’orante di godere questa spirituale consolazione, ricorre alla clemenza di Vs. Signoria Rev.ma supplicando a voler designare il Signor don Eugenio Noceti, Vicario Foraneo di Vs. Rev.ma in Pontremoli e, dandosi in esso qualche impedimento, il signor d. Leonardo Armani, Rettore di S. Cristina, acciò faccia le sopraddette funzioni quando gli sarà opportunamente ordinato da Vs. Signoria Rev.ma . Si supplica altresì riverentemente Vs. Signoria Rev.ma a degnarsi di concedergli per grazia speciale che, tanto per la sua persona quanto per i suoi figli, successori e famigli di casa, si possa in detta chiesa celebrare da qualsiasi sacerdote la S. Messa nei giorni festivi non eccettuati nella costituzione di Vs. Signoria Rev.ma”.
Traduciamo dal latino la risposta del Vescovo.
“Vista la domanda, saputo che detto oratorio è situato in luogo libero vicino a pubblica strada (….), tenuta in considerazione la distanza dalla chiesa parrocchiale di Arzelato, incarichiamo il Rev.mo Vicario di Pontremoli di visitare e riconoscere le condizioni necessarie. Concediamo le necessarie facoltà per la celebrazione della S. Messa per la famiglia di Aurelio nei giorni festivi, accettuate le festi solenni. Pontremoli, in Sacra Visita . 22 maggio 1692”.
La chiesa di cui si parla era addossata al lato orientale del cosiddetto “Palazzo” ancor’oggi esistente in Solio, che, probabilmente, era dimora del dottor Maracchi.
Non conosco elementi per precisare fino a quando continuò a servire ai doveri religiosi della famiglia, alla quale apparteneva; oggi è trasformata in abitazione ed incorporata in altri edifici, così che, se si possono conoscerne le dimensioni di circa 3 metri di lunghezza, 7 in larghezza, 12 di altezza, nulla, o quasi, si può dire dei suoi eventuali valori architettonici.
LE FORMICHE DI SAN MICHELE
Nella Visita Pastorale compiuta ad Arzelato nel 1593, il Visitatore scrive tra l’altro: “Ad Arzelato notabile è il prodigio che ogni annosi vede a di 29 settembre, giorno festivo del detto Arcangelo San Michele, comparendo in grandissima quantità di formiche alate, le quali alcuni giorni della festività volano per l’aria a folte schiere, posano sopra il tetto e il campanile di detta chiesa ed entrando poi dentro, e, ricoprendo le sacre mura, ivi si fermano e muoiono; e benché la chiesa sia piena di popolo, non arrecano il minimo fastidio. Questo avviene ogni anno in detta solennità con grandissimo stupore e meraviglia delle genti, che vi concorrono, purché il vento e la pioggia non l’impediscano, che, in tal caso trasferiscono il loro viaggio al primo buon tempo”. Il fenomeno, che certamente è precedente all’anno 1593, durò invariato ed ininterrotto sino agli anni dell’ultima guerra (1940/1945). poi lentamente diminuì di anno in anno, non però fino a scomparire del tutto poiché anche ai nostri giorni il 29 settembre si possono osservare quelle poche formiche alate che vengono a morire sul piazzale della chiesa di Arzelato.
Il fenomeno nel passato veniva considerato da molti come miracoloso, tanto da indurre un parroco ad inviare una petizione alla Santa Sede per ottenere, in occasione della festa di S. Michele ad Arzelato, l’Indulgenza Plenaria come quella di Assisi. Mentre certifico di aver letto di persona tale documento, non posso ricordarne l’ubicazione. Comunque tale petizione non ebbe esito positivo.
Lascio ani naturalisti la spiegazione del fenomeno, veramente strano, mentre penso che, anche per la quasi scomparsa delle formiche alate di S. Michele, molto abbiano influito le disastrose condizioni della nostra attuale ecologia.