ARZELATO ALL’INIZIO DEL XX SECOLO
Dall’anno 1470, quando inizia, per così dire, la storia di Arzelato, sino a tutto il secolo che precede l’attuale, la consistenza numerica della parrocchia di S. Michele Arcangelo si mantiene sulla media di duecento persone. Ecco come in un quaderno che riporta lo “Status animorum” del 25 marzo 1660 viene conteggiata e localizzata la popolazione:
- nella villa “Arcis latae” che si identifica con la località detta oggi “Castello”, dove sorge la chiesa parrocchiale, vivevano cinque famiglie equivalenti a trentanove persone;
- In quella “Lapidis picatae” (Pietrapicata) sette famiglie, equivalenti a trentanove persone,
- Nella villa “Solio” le famiglie erano 12 e novanta le persone.
Il totale era, quindi, di 168 persone.
Tale cifra aumenta nel 1692 così da raggiungere 244 abitanti, che però ridiscendono a 144 nel 1703.A queste tre località costituenti Arzelato venivano ad aggiungersi altre, che corrispondono ai nomi di “Costa di Solio”, “La cà”, “Colle d’aquila” e “Terriola”.
Doveva logicamente aumentare anche il numero degli abitanti, così da raggiungere, nel primo ventennio di questo secolo, una media proporzionata a quella delle presenze alla scuola elementare di quaranta fanciulli.
E’ sul finire del secolo XIX ed al principio del Novecento che ha inizio l’emigrazione degli arzelatesi verso la Francia, dove molti fissano definitivamente la propria dimora, mentre altri ritornano in patria allo scoppiare del secondo conflitto mondiale.
Ritornata la pace, riprende l’emigrazione verso la Valle Padana, con accentuata preferenza per la Lombardia, dove i nostri compaesani lavorano, guadagnano, risparmiano e costruiscono le proprie abitazioni prevalentemente a Perticato, frazione di Mariano Comense, dove costituiscono una minoranza che rappresenta il 50% della popolazione di Arzelato.
Il collegamento tra la comunità di Arzelato e quella di Perticato è animato da tale spirito di solidarietà fraterna, specialmente in occasione di lutti, da suscitare meraviglia ed ammirazione nella popolazione ospitante, la quale constata che, qualora avvenga un decesso di un arzelatese a Perticato, parte immancabilmente un pulman da Arzelato per trasferirvi i compaesani che vogliono partecipare ai funerali.
Altrettanto si ripete immancabilmente dagli arzelatesi di Perticato quando il funerale avviene ad Arzelato.
LA CHIESA
La chiesa è dedicata a S. Michele Arcangelo. Pur senza pretese di alti pregi architettonici, oggi si presenta in un complesso decoroso e con una capienza sufficiente ad accogliere il Popolo di Dio anche nelle grandi solennità. Le tre navate, divise da robusti pilastri quadrati che sostengono le volte, sono mantenute a modestissima altezza, ritenuta più che consigliabile su quella cima del monte, che, di per se stessa già molto alta, serve da basamento al sacro edificio.
La superficie totale delle tre navate è di circa m. 12 x 10, a cui va aggiunta quella del Presbiterio o Santuario, di circa m. 6 x 5. Ai lati del Presbiterio stanno due locali a servizio Sacrestia e di impianto di riscaldamento. Alla forma attuale si è giunti a più riprese, come risulta da documenti del 1568 e 1584, che parlano di una chiesa senza adiacenze, con un solo altare, che deve essere ampliata e resa più decorosa ed onorifica. Si andò, però, a rilento per mancanza di soldi. Soltanto nel 1696 si parla di un altare eretto in onore di S. Antonio e di un altro eretto a S. Nicola Vescovo nel 1734. Questo altare, con ogni probabilità, è quello dedicato oggi alla Madonna del Carmine (1).
Migliorando con il tempo le risorse economiche, anche la parrocchia di S. Michele Arcangelo in Arzelato va sviluppando le proprie possibilità in forme concrete di vita religiosa, che trova le sue manifestazioni anche negli arredi, decorazioni, immagini, statue, strumenti e locali, sino ad arrivare a disporre oggi in un armonioso concerto di campane, di un regolare impianto elettrico nonché di un moderno impianto di riscaldamento.
Ciò che ancora oggi deve tormentosamente preoccupare Rettore, Fabbriceri e popolazione è il tetto della chiesa, le cui condizioni di manutenzione sono tali da compromettere l’esistenza stessa del sacro complesso.
IL CAMPANILE
Più che di uno, dovrei parlare di tre campanili, poiché di tre rendono testimonianza i documenti. Anche se la primitiva chiesa di Arzelato altro non era che una misera cappella, pure ebbe normalmente il suo campanile, quale sposo proporzionato alla sposa. Infatti il Visitatore, nel 1593, accennando allo strano fenomeno delle formiche alate, afferma che “tutte vanno a morire, quali sul tetto della chiesa e quali sulle mura del campanile”.
Ma tale costruzione non esiste più nel 1696, forse atterrata da uno dei tanti fulmini che nei temporali estivi imperversano sul monte. E’ in quell’anno che il Visitatore ne ordina la ricostruzione entro un anno ed è nella successiva Visita del 1793 che si afferma avvenuta.
Dovette trattarsi di un rifacimento adeguato alle possibilità del luogo e del tempo ed alle possibilità economiche di una popolazione agreste di alta montagna. Di fatto, dopo un secolo circa, anche il secondo campanile fu, forse, schiantato dalla furia di un uragano. Di certo sappiamo che quando, nel 1883, la ditta Capanni di Castelnuovo Monti salì ad Arzelato per fondervi l’attuale concerto di campane, i sacri bronzi non ebbero la fortuna di un campanile amico che li accogliesse, ma dovettero rassegnarsi ad un collocamento provvisorio su travature in legno e vi rimasero per più di venti anni, in attesa del campanile costruito nel 1904.
E’ dalla cella campanaria che essi continueranno il loro canto metallico che è triste quando il dolore e la morte vengono alla casa degli uomini fratelli, è lieto quando è partecipazione alla gioia della famiglia e della comunità.
E’ di lassù che “….quando sorge e quando cade il die / e quando il sole a mezzogiorno il parte” i sacri bronzi canteranno gloria a Dio eterno, e, scandendo le ore del tempo, ricorderanno che ogni creatura umana viene qui oggi, e riparte domani per andar “lontana come va l’eco della pia campana”, senza però arrestarsi “là fra la neve bianca, là fra le nubi d’or”, poiché il traguardo è là dove la speranza è certezza di vita eterna.
La prima campana è dedicata a Nostra Signora del Carmine a cui è rivolto il saluto: “Salve porta coeli, onorificentia populi nostri”. La seconda è dedicata all’Arcangelo Michele, al quale è indirizzata l’invocazione: “Sancte Michael Arcangele, defende nos in proelio”. La terza, invece è dedicata a S. Antonio Abate, così salutato ed invocato: “Ave Antoni, nobis succurre”.
L’attuale campanile, che oltrepassa gli ottanta anni, si presenta come un giovane gigante che batte batte a terra il tacco ferrato e guarda lontano. Gli danno affidamento e sicurezza non solo la scienza moderna, che imbriglia i fulmini, ma anche la robustezza della propria costruzione che ancora non presenta una scalfitura.
L’OGGI DI ARZELATO
Il balzo in avanti che ha caratterizzato in campo scientifico, tecnico e industriale il nostro secolo, così da trasformare il volto e la vita di quelle città che furono e restano l’espressione di una civiltà raffinata, influì anche sui villaggi di montagna del tipo di Arzelato, dove, fino agli Anni Trenta, non arrivava la ruota del carro.
Il divario che passa tra l’oggi di Arzelato ed i primi anni del nostro secolo si può equiparare ad un millennio senza tema di smentite. Questa ascesa inarrestabile ebbe inizio ad Arzelato subito dopo la prima guerra mondiale; fu allora che lassù qualcuno, prima, andava ripetendo sommessamente e parecchi, poi, gridarono: “Vogliamo una strada rotabile da Pontremoli ad Arzelato: l’era del somaro è finita; ha inizio quella del motore!”.
Poiché nessuno rispose, gli Arzelatesi, incitati e condotti dal loro Parroco don Inno Pasquali, gridarono: ” La strada rotabile ce la facciamo da soli!” e se la costruirono mese dopo mese a forza di giornate lavorative non pagate, distendendo il primo strappo su terreni messi gratuitamente a disposizione dai rispettivi proprietari, tacitati da qualche vaga promessa di risarcimenti che non vennero mai.
Che una minuscola e povera frazione del Comune delle dimensioni economiche e demografiche di Arzelato compia un gesto del genere non è di tutti i tempi né di tutti i luoghi. Quando arrivarono lassù sobbalzando e rombando le prime auto, chi doveva capire capì. Fu allora che intervennero le competenti Amministrazioni a completare l’opera di una strada provinciale, che nulla ha da invidiare a qualsiasi altra provinciale della Lunigiana. Con la strada l’aula scolastica, l’acqua, la luce, il telefono, il ripetitore televisivo, il Falco delle Apuane, i ristoranti, le case ristrutturate e provviste di elettrodomestici, le ville ed i primi villeggianti, soprattutto spezzini, che hanno scoperto ad Arzelato un soggiorno dai panorami stupendi, da clima e dall’aria portatori di salute e di pace.
Per quanto si riferisce all’avvenimento, seppure di modeste proporzioni, che fu l’erezione dell’antenna del ripetitore televisivo, la cui altezza di oltre 60 metri , non servì solo ad attirare sul nostro paesello gli sguardi riconoscenti di tutta la Lunigiana, ma anche ad imbrigliare mediante un indovinato dispositivo i fulmini che nel passato tanti guai causarono alla chiesa, alle case ed alle piante di alto fusto, anche se mai, a memoria dei viventi, un sol uomo fu vittima della folgore.
E l’albergo?
Non spetta me giudicare se l’iniziativa di costruire quassù un albergo ristorante dal titolo fatidico e ardimentoso di “Falco della Apuane” sarà destinato o no a rispondere economicamente alle attese di chi lo ideò e realizzò in forma splendida. Rimane comunque vero che una tale decisione ebbe ed ha delle innegabili benemerenze verso Arzelato, che timidamente s’affaccia sul mondo delle stazioni climatiche. Fu infatti il grido rabbioso e insistente di questo sparviero dal rostro uncinato e dai piedi armati di artigli a sollecitare il compimento regolare di questa nostra strada panoramica sempre più invitante e sempre più sicura.
Fu in questo fervore di rinascita che il 2 febbraio 1967 Arzelato vide appagato il desiderio quasi secolare di passare da quella di Zeri all’Amministrazione comunale di Pontremoli.
Ci auguriamo che questa data inizi la vera storia di Arzelato.
Padre Roberto Lecchini – Arzelato, ricerche storiche, 1986
(1) La data 1657 leggibile sul portale del lato nord della chiesa lascerebbe credere che in tale data fu allungata la navata centrale e aggiunte le due laterali oggi eistenti.