MINIERE, CAVE E SORGENTI NELLA LUNIGIANA PARMENSE

Premessa

Frontespizio della pubblicazione (1846) di Giuseppe Ceppellini

Il presente studio nasce con l’obiettivo di divulgare manoscritti e prospetti, attualmente conservati presso la Sezione dell’Archivio di Stato di Pontremoli[1], in grado di testimoniare l’esistenza di luoghi nei quali venivano segnalate miniere, cave e sorgenti al tempo della Lunigiana Parmense.[2]

Si ritiene utile rendere noto il materiale rinvenuto facendo riferimento, quando possibile, a pubblicazioni recenti e passate, con il preciso intento di valorizzare siti di interesse particolare il cui nome, ancora oggi, campeggia nelle locandine dei giornali e  risuona nelle aule dei consigli comunali lunigianesi[3].

 Nel 1959, sulle colonne del settimanale cattolico locale Il Corriere Apuano, Mino Tassi (1894 – 1982)[4] elogiava le “acque curative” della “città del libro” ricordando però l’indolenza e l’apatia  degli uomini di fronte a questo prezioso dono della natura[5].  

Il Decreto sulle miniere e la Disposizione ministeriale del 1852

Correva l’anno 1852 quando Carlo III di Borbone (1823-1854)[6] emanò un “Decreto sulle miniere” – suddiviso in 28 articoli e firmato il 21 giugno[7] dal Ministro di Stato per il Dipartimento delle Finanze, Marco Aurelio Onesti (1794-1872)[8] – che fu reso esecutivo con una Disposizione Ministeriale dell’8 luglio[9].

Le miniere, le cave e le sorgenti erano considerate una ricchezza dello stato, tuttavia si riteneva opportuno venissero coltivate da persone addottrinate nelle scienze che avessero contemporaneamente la pratica necessaria.

Nel primo articolo del Decreto venivano annoverati

tutti i minerali metallici, i fossili, i bitumi diversi, lo zolfo, i cristalli, i marmi, le pietre dette monumentali, tutte le roccie (sic!) insomma che non sono in uso comune e costante, che si trovano nel seno della terra, o alla sua superficie qualunque sia la loro giacitura, o in ammassi, o in filoni, o in istrati, o sparsi, od in mucchi, e qualunque sia lo stato loro, o solido, o liquido, o fluido, i quali formino ciò che dicesi comunemente miniera, o cava, o sorgente di acqua minerale, appartengono allo Stato, che solo ha il diritto di coltivarne l’estrazione. Non sono però comprese nella presente Disposizione le terre marne o d’ingrasso, le pietre di calce, il gesso, le terre argillose per mattoni, e le arene per costruttore.

Come enunciato nel terzo articolo del Decreto: Le domande per ottenere la concessione di coltivare miniere dovevano essere presentate al Ministro di Stato pel Dipartimento delle Finanze. Egli avrebbe stabilito, con apposito Regolamento, le formalità da seguirsi tanto per ottenere le predette concessioni, quanto per procedere all’attivazione di esse.

Nell’articolo 24: i coltivatori dovranno entro tre mesi dalla data del presente Decreto, dichiarare al Prefetto della Provincia in cui trovasi la miniera, la natura di essa, la qualità del minerale che ne viene estratto, quando, da quale autorità, e con quali carichi ne fu loro conceduta la coltivazione, quali siano i metodi usati in essa coltivazione, e quale infine sia il prodotto netto annuo della miniera.

Nell’articolo 12 della Disposizione Ministeriale dell’8 luglio 1852 stava scritto:

Entro un mese dalla pubblicazione del Sovrano Decreto sulle miniere, i Podestà dovranno spedire al rispettivo Governatore o Prefetto uno Specchio in doppio esemplare in cui sieno descritte tutte le miniere, cave, e sorgenti d’acque minerali, delle quali è detto all’articolo 24 del prementovato Decreto, coltivate nel proprio Comune, e sia notato il cognome, il nome, la professione e la dimora tanto del proprietario del suolo, quanto del coltivatore di essa, indicando se sieno dello Stato o forestieri. I Podestà di que’ Comuni ne’ quali o non esistono miniere, cave o sorgenti d’acque minerali, o non vi sono coltivate, dovranno fare relazione di ciò alle rispettive Autorità Provinciali, le quali spediranno gli specchi e le relazioni predette al Dipartimento delle Finanze non più tardi di quindici giorni di quello in cui le ricevettero.

Il 20 maggio 1853, con Atto Sovrano, il Duca Carlo III commissionava al Signor Professor Andrea Piroli di percorrere i Nostri Stati e più particolarmente la parte montuosa di essi al fine di investigare e riconoscere i luoghi in cui esistono giacimenti di sostanze minerali di ogni specie, l’estrazione delle quali sia per riuscire vantaggiosa[10].  

Miniere, cave e sorgenti nel comune di Pontremoli

Il Commissario Straordinario del Comune di Pontremoli, che all’epoca era Gian Simone Dosi (1790 – 1854)[11], scriveva al prefetto il 3 agosto 1852:

Benché in questo Comune non s’abbiano coltivatori di miniere, cave o sorgenti, pure io stimo opportuno di rassegnare alla S.V. Illustrissima l’incluso Specchio delle Miniere, cave e sorgenti che diconsi esistere nel Comune medesimo.[12]

Se analizziamo il prospetto compilato meticolosamente da Dosi vediamo che a Cavezzana d’Antena veniva segnalata una miniera d’oro

scoperta nel 1822 o 1823 dal Cavalier Arzeni, il quale la offerse al Governo Toscano, insieme ad un piccolo saggio da esso ottenuto. Il Gazzeri per commissione del Governo Toscano ne fece la Relazione e valutò a 300,000 libbre il materiale che andrebbe smaltito per avere un’oncia d’oro[13].

La cava in questione era di proprietà, tra gli altri, di Don Luigi Corradi di Cavezzana, dei fratelli Zanzucchi, della vedova Battaglia e di Paolo Orioli da Montelungo, nonché dei nobili fratelli Venturini di Pontremoli.

Non sappiamo con certezza se dalla miniera sia mai uscita una pepita o, almeno, una pagliuzza d’oro, ma sembra improbabile.

Gli stessi proprietari, peraltro, possedevano fra i villaggi di Cavezzana d’Antena e quello di Montelungo pure una miniera di rame. Su tale cava Dosi annotava:

Varoli Giambattista di Cargalla nel 1848 ne portò a Livorno circa libbre 100, levate superficialmente; ne fu ricavato in parte un 5% ed in parte un 6%; nel farne ricerca ne trovò un pezzo di libbre 8 e ½  già fuso ma non purgato però, e fu venduto per franchi 5. Presso il Priore di Montelungo Don Giuseppe Pinelli esistono diversi pezzi di rame tolti da esse cave, uno dei quali è forse cinque libbre[14].

Inoltre sempre Don Luigi Corradi risultava essere in possesso di una cava di marmo della qualità del verde antico posta nei Groppi neri in vicinanza a Cavezzana d’Antena. Su questa il Dosi commentava:

Scavando potrebbesi trovare la cava, perché se ne ha qualche piccolo pezzo lavorato[15].

Nella relazione di Gian Simone Dosi al Prefetto venivano segnalati filoni estesissimi, uno di diaspro sanguigno e l’altro di diaspro verde, collocati sotto il villaggio di Codolo[16], di proprietà del Cavalier Raffaello Reghini e dei fratelli Ranuzio e Francesco Venturini. Questi filoni furono esplorati circa nel 1834 dal Cavalier professor Giuli di Siena per commissione del Regio Governo Toscano; ei rimase sorpreso dalla straordinaria estensione che riscontrò nel filone di diaspro sanguigno[17].

Si tratta dei noti diaspri ornamentali di Giaredo, utilizzati anche per sculture e arredi sacri[18].

Cavezzana, come noto, poteva offrire però anche altro. Di proprietà della chiesa di Montelungo, infatti, era la sorgente d’acqua sulfurea fredda che si trovava nelle vicinanze di Cavezzana d’Antena, luogo detto la Fontana dello zolfo[19].

Sappiamo che il Professor Gazzeri di Firenze ne fece l’analisi; ma fino ad ora – precisava Dosi – furono inutili le ricerche fatte per avere una copia della relazione ch’egli fece stampare per ciò[20].

Sembra opportuno precisare che l’acqua sulfurea o solforosa di Cavezzana d’Antena era già nota ai tempi di Giovanni Targioni Tozzetti (1712-1783)[21]. Fu molto elogiata sulla Gazzetta di Firenze del 26 ottobre 1822 per le sue proprietà terapeutiche, sperimentate dal medico pontremolese Jacopo Barbieri[22].

Fu presa in considerazione in una celebre pubblicazione del professor Giuseppe Giuli (1764-1842) stampata a Siena nel 1835,[23] nello studio del medico tedesco  Johann Christian Friedrich Harless` (1773 – 1853)[24] e venne citata, oltre che in una famosa opera di Attilio Zuccagni Orlandini (1784-1872)[25], in diversi libri del settore[26].

L’argento e il rame della Pieve di Bagnone

Il Podestà del Comune di Bagnone Lorenzo Bianchi in data 27 luglio 1852 scriveva al Prefetto che in un fondo coltivo e vitato posto alla Pieve, nel luogo denominato Aiola, di proprietà di un Menotti Giuseppe, si sarebbe scoperta una miniera, secondo le voci che corrono, d’argento e di rame[27].

Bianchi andava cauto: Io non saprei qual fede prestare a siffatta asserzione però ne do parte alla S.V. Ill.ma a scarico di mio dovere, rimettendole un pezzo di quel minerale, seppure tale possa dirsi, onde ella vegga, nella di lei saggezza quali pratiche siano da porre in opera su questo proposito. Non mi consta poi che in questo Comune vi abbiano proprietari oltre al Menotti, sempreché egli ne lo sia realmente, o coltivatori di miniere[28].

Il carbone di Rocca Sigillina

L’anno successivo, e precisamente il 16 dicembre 1853, il notaio Giuseppe Bianchi, domiciliato a Caprio, scriveva al Prefetto:

Da circa dieci giorni era pervenuta notizia al sottoscritto che nelle pertinenze della Rocca Sigillina potesse esistere qualche miniera di carbon fossile, per cui nel giorno di ieri al seguito di analoghe ricerche si è potuto accertare che nei seguenti punti esiste veramente detto Carbone e così: 1° nel luogo detto Alla Villa, Terra castagnata di proprietà di Giovanni Boschi per la circonferenza di quindici metri e vene unite ai massi di macigno. 2° nelle terre seminative e boschive denominate Foligno (beni comunali) per la circonferenza di settanta metri circa, distante dall’indicato, mezzo miglio, si manifesta mediante scavo, ed è visibile a vene per il tratto di cinque metri circa[29].

Il lunigianese concludeva la lettera così: il sottoscritto … nel tempo stesso esibisce colla presente i saggi di detto fossile estratti superficialmente e così stati esposti all’intemperie ed al gelo[30].

L’acqua salino-purgativa di Bergondola

Pietro Carloni di Groppoli il 4 settembre 1852 dichiarava di essere proprietario di due pole d’acqua minerale salino-purgativa detta di Bergondola nella parrocchia di Castevoli[31].

Dai manoscritti apprendiamo che la coltivazione delle due piccole sorgenti gli fu concessa dal Governo Estense con un Decreto del Governatore di Massa datato 18 maggio 1845. Che dire del metodo di coltivazione? Lorché furono rinchiuse le Pole si formò un serbatoio in ciascuna di esse dal quale si estrae l’acqua mediante una Chiave di Bronzo, a guisa delle acque minerali di Toscana e si esita a fiaschi[32].

Interessanti pure le osservazioni: L’annuo prodotto è tenue assai a fronte delle spese di fabbrica fatte per rinchiudere e migliorare l’acqua e le tante altre come di due analisi, Stampe, Fiaschi. Il Dazio di uscita di Stato e di entrata negli Stati Esteri ne ha diminuito lo smercio, che si estendeva a Fivizzano e negli altri Paesi Estensi ed ora li ristringe a Pontremoli. Potrebbe aumentarsene il prodotto introducendola a Parma, quando facesse incontro nella Popolazione[33].

Lavoravano alle sorgenti que’ della famiglia del mezzaiuolo Lombardi Battista che dimora in un Casino vicino[34]. Annualmente venivano prodotti ottocento fiaschi di due boccali e mezzo per un valore complessivo di 80.00 lire nette (128.00 lorde da cui dovevano sottrarsi ben 48.00 lire come spese di coltivazione)[35].   

Sembra doveroso precisare che già nella seconda metà del XVIII secolo Giovanni Targioni Tozzetti reputava l’acqua salata di Bergondola alla pari di quella del Tettuccio[36] . Il paragone con le qualità minerali e medicinali della rinomata acqua del Tettuccio di Montecatini fu rimarcata in diversi Itinerari di primo Ottocento[37].

Attilio Zuccagni Orlandini ci svela che le due sorgenti salse di Bergondola in Lunigiana … furono modernamente discuoperte dal Chiarissimo Professor De Brignoli[38].

La Stamperia Rossetti di Parma nel 1846 pubblicò l’ Analisi chimica dell’acqua salino-purgativa di Bergondola effettuata nel 1844 dal farmacista pontremolese Giuseppe Ceppellini[39], contenente, in Appendice, l’analisi fatta ripetere dal Dottor Ettore Celi di Massa Ducale[40], i Certificati sulla bontà dell’acqua[41] e le marche impresse con inchiostro sui fiaschi da mettere in commercio[42].

Nel 1861 l’acqua minerale di Bergondola venne citata all’Esposizione italiana agraria, industriale e artistica svoltasi a Firenze[43] e nel 1869 venne menzionata nella Statistica del Regno d’Italia[44].

Ancora nei primi del Novecento veniva infiascata e venduta per uso medicinale nei casi di ostruzione intestinale[45].

Marco Angella, Miniere, cave e sorgenti nella Lunigiana Parmense, pubblicato in “Cronaca e Storia di Val di Magra”, Centro Aullese di Ricerche e Studi Lunigianesi “Giulivo Ricci”, Aulla, anni XLII – XLIII (2013-2014), 2014, pp. 33-61

Appendice

Allegato n. 1

Le acque di Cavezzana e di Bergondola nel XVIII secolo.

in Giovanni Targioni Tozzetti, Relazioni d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana, Gaetano Cambiagi Stampatore Granducale, Firenze 1777 (II ed.), Tomo X (ristampa anastatica Forni Editore, Bologna 1972), pp. 338-340.

Sopra delle montagne inferiori che formano il giro a Pontremoli, si trovano nel villaggio di Cavezzana due Polle d’Acqua Sulfurea, di tanta attività, e forza, che all’altezza di dieci o dodici braccia non è possibile starvi sopra, a cagione dell’odore acutissimo che tramandano.

Nella parte dove escono le dette polle dalla Montagna, l’acqua resta coperta da un velo bianco, il quale l’accompagna per molte braccia. Io suppongo che sia qualche cosa di simile a quel che notai a carta 400 del Tomo III ed a carta 112 del IV.

In tempo del maggior freddo, queste polle mai si gelano, né mai le bestie, benché assetate, s’inducono a beverne.

Alcuni pieni di scabbia, o che avevano piaghe antiche, essendosi bagnati in quest’Acque, in breve tempo sono restati mondi. Tal’è l’attività di esse acque, che comunicano parte della loro virtù anche all’acqua stessa del Fiume Magra, dove vanno a finire, riuscendo ella ottima per le flussioni d’Occhi, ed i paesani dicono averne vedute prove mirabili.

Un fenomeno assai valutabile in Istoria Naturale si osserva in questo medesimo luogo, cioè che framezzo alle due descritte Polle di Acqua Sulfurea, ne scaturisce una diversa, cioè di pura acqua dolce, in modo che in un tratto di circa sei braccia, scaturiscono tutte tre le dette fonti.

Esse acque della Magra sono considerate salubri, più di qualunque altr’acqua di Fiumi della Lunigiana, a motivo d’una Miniera ivi contigua, detta il Groppo di Cisla, o Lisla, che resta sotto la strada maestra che conduce nel Parmigiano, fra Pontremoli e Montelungo, alle di cui falde scorre un fiumiciattolo, detto la Lonzola, che in poca distanza va a perdersi nella Magra. Ivi fu fatto molti anni sono uno scavo, per fare il saggio di detta Miniera, ma non fu proseguito; e dicesi per cosa certa, che detto fiume conduce, benché in poca quantità, dell’Arena d’Oro.

Tre fonti scaturiscono, in qualche distanza l’una dall’altra, da detta parte della Miniera, chiamate le fonti del Zolfo, una delle quali, anche nelle maggiori siccità dell’estate, porta una libbra d’acqua, e lasciano sulla superficie delle pietre la sostanza sulfurea; e quando il tempo si vuol guastare, tramanda fetore zulfureo, anche alla distanza di due tiri d’archibuso.

I paesani che abitano in tali vicinanze, non cercano né medici, né medicamenti per curarsi da mali cutanei, ottenendone la guarigione coll’uso di tali acque.

Al di sopra di dette Fonti un’altra se ne vede la quale dopo un corso di più braccia, lascia sul margine una sostanza bianca come farina, di qualità d’Afronitro, ove con ingordigia più che grande corrono gli Armenti ad abbeverarsi.

Sotto il Castagnetolo già de’ Malaspini, come dice Ippolito Landinelli (Cap. 62) o nel Feudo Malaspina di Castevoli, poco lungi da Pontremoli, come nota il Sig. Avvocato Bologna, a destra della Magra, scaturisce una fonte detta la Bergondola o Borgondola, di acqua salata pari di quella del Tettuccio, ed i paesani se ne servono ugualmente per medicamento. Essa acqua è copiosa in modo, che forma un canale detto il Canale salato, che dopo brevissimo corso si scarica nella Magra ed è tanto salata, che le Bestie non ne vogliono gustare. Dall’unione di tali Acque Minerali e specialmente Salse, le acque del fiume Magra acquistano qualche qualità medicamentosa, e perciò sono riputate salubri a bagnarvisi in tempo d’estate, per le molte esperienze che ne sono state fatte; massime nelle scabbie, e negli Umori Salsi.  

Allegato n. 2

L’acqua solforosa di Cavezzana d’Antena pubblicizzata sulla Gazzetta di Firenze del 1822.

Gazzetta di Firenze, n. 129, sabato 26 ottobre 1822, p. 4, Granducato di Toscana (Biblioteca Marucelliana di Firenze, MCRF PER. 27/b, bobina 009)

Pontremoli 18 ottobre [1822]

L’acqua solforosa di Cavezzana, Villaggio situato a piccola distanza da questa città, accennata dal Targioni-Tozzetti nella descrizione della Lunigiana, avendo fortunatamente richiamata l’attenzione del primo Medico, nostro benemerito concittadino, Dottor Jacopo Barbieri, si è questi colle moltiplicate sue esperienze di due anni, messo in istato di poter garantire la più giovevole medica efficacia.

Le ostinate malattie sordide cutanee, le inveterate reumatalgie, le piaghe croniche scorbutiche, le affezioni dell’apparato uterino, le lescorrèe, i prolapsi stessi, alcune specie di paralisi, le disposizioni rachitidose, le gracili costituzioni, hanno trovato ne’ Bagni di quest’acqua minerale sollievo e guarigione perfetta.

È stata pure usata internamente con molto profitto negli infarcimenti glandolari, nelle fisiche degenerazioni dei visceri addominali, nei catarri cronici del polmone, nell’itterizia, nelle discrasie scorbutiche e l’applicazione dei fanghi, ha pure prodotto effetti maravigliosi nei dolori artritici, nelle sciatiche nervose e nelle rigidità dei ligamenti negli ingorghi linfatici delle articolazioni.

Questa civica Rappresentanza per i felici successi ha preso in considerazione tal fonte salutare avendo di già ordinato il riattamento della strada tanto per rendere più agevole l’accesso dei malati, quanto per il trasporto dell’acqua alla città, avendo il fatto dimostrato che si ottengono felici resultati anche trasportata dalla sorgente. Si vanno al presente aumentando i comodi per le abitazioni e per le bagnature, onde in avvenire possa l’umanità profittare di questo beneficio fattoci dalla Provvidenza.  

Allegato n. 3

L’acqua di Cavezzana d’Antena (Casiola) in una pubblicazione (1835) del mineralogista pisano Giuseppe Giuli (1764-1842)

Giuseppe Giuli, Storia naturale di tutte l’acque minerali di Toscana ed uso medico delle medesime, Presso Onorato Porri, Siena 1835 , Tomo VI, pp. 279-300.

Generalità relativa a quest’acque (p. 279)

Con tortuoso giro la cresta dell’Appennino serve di divisione alle acque dal Pizzo d’Uccello all’Alpe di Mommio, e con questa si unisce l’altra di Camporaghena; Montorsajio; o orsale, e la sommità della Cisa. Quivi scendendo circa quattro miglia in basso per la strada militare, che da Parma conduce a Pontremoli e deviando sulla sinistra si trova Cavezzana d’Antena, vi si vede altra acqua minerale in un luogo conosciuto col nome di Casiola. Giunti a Pontremoli ed oltrepassata questa Città di circa un miglio si trova una cura situata alla destra della Magra, La Parrocchia detta dell’Annunziata, presso di cui vi è una sorgente d’acqua minerale.

Presso Groppoli paese, che dà il titolo di Marchese ai Brignole Sale di Genova vi è una sorgente d’acqua salata, la quale sorge in un terreno compreso negli Stati del Duca di Modena, per cui io non l’esaminai. …

Cenni geognostici dei terreni, ove vengon fuori quest’acque (pp. 282-283)

4. Dell’acqua di Casiola presso Cavezzana d’Antena Comunità di Pontremoli.

In quella parte dell’appennino, ove ha origine il fiume Magra al di sotto della Cisa in terreno, ora serpentinoso, ora calcareo vi si trova quest’acqua, la quale sarà distante dalla parrocchia di Cavezzana di Antena circa un terzo di miglio. Tra la strada militare e questa sorgente vi è uno spazio di terreno, ove dentro la calcarea vi si trova del solfuro di ferro, il quale contiene delle pagliette d’oro, ed è questa l’unica località in Toscana, in cui abbia trovato tale prezioso metallo.

Situazione fisica delle sorgenti (pp. 285-286)

4. Dell’acqua di Casiola presso Cavezzana d’Antena Comunità di Pontremoli.

Sorge nell’appennino al di sotto della Cisa in luogo molto elevato, e dove hanno dominio tutti i venti, però l’aria vi è per questo motivo buonissima in tutte le stagioni. Il prossimo villaggio di Cavezzana è il luogo, ove si può stare di permanenza volendosene servire come rimedio.

Storia e stato attuale di quest’acque (p. 288)

4. Dell’acqua di Casiola presso Cavezzana d’Antena Comunità di Pontremoli.

Figura nell’Atlante dello Zuccagni; è stata allacciata, e riunita come fosse un’acqua destinata per un fonte. E’ stata messa in uso per la medicina dal Sig. Dott. Gaspero Barbieri di Pontremoli, e fu allacciata, e fattavi la sua strada per andarvi dalla Comunità dietro le premure del Sig. Arzeni allora Cancellier Comunitativo di Pontremoli. E’ stata visitata anche dal Sig. Professor Gazzeri.

Descrizione fisica delle sorgenti (p. 290)

4. Dell’acqua di Casiola presso Cavezzana d’Antena Comunità di Pontremoli.

La di lei temperatura è di gradi 9 e mezzo. Ha odore e sapore solfureo, ed è trasparente. Lascia molta glarina ove ha il suo rifiuto.

Saggio chimico delle medesime (pp. 293-294)

IV. Dell’acqua di Casiola presso Cavezzana d’Antena Comunità di Pontremoli.

1. Arrossa leggermente la laccamuffa, e ritorna bleù posta all’azione del sole; l’argento  metallico divien nero, come annerisce l’acetito di piombo; il nitrato d’argento deposito granuloso bianco, e posto al sole diviene scuro.

2. Il nitro-muriato di platino acquista color giallo; avverdisce il siroppo di viole;     l’ossalato di potassa, e d’ammoniaca l’inalbano.

Porta seco dell’acido carbonico, dell’idrosolforico liberi, come il primo si conta tra i combinati, ed in questa stessa categoria vi è l’acido idroclorico. Le basi poi sono la soda, e la calce.

Dei volumi dei gas, che tengono disciolti delle quantità delle materie solide, che le mineralizzano; e classe a cui spettano (p. 297)

    4. Dell’acqua di Casiola presso Cavezzana d’Antena Comunità di Pontremoli.

Gas acido carbonico  Volumi 8

Gas acido idrosolforico Volumi 2

Idroclorato di soda grani 5. __

Idroclorato di calce cenni grani __, ___

Idroclorato di magnesia  grani 3.__

Solfato di soda cenni grani __.___

Carbonato di calcio grani 2.__

Somma grani 10.__

E’ fredda, e leggermente salina.

Uso medico (pp. 299-300)

4. Dell’acqua della Casiola presso Cavezzana d’Antena Comunità di Pontremoli.

Per l’acido carbonico che porta seco, può essere utile presa internamente nelle renelle, nei calcoli orinarj, e nel catarro vessicale. L’esperienza poi ha dimostrato esser vantaggiosi i bagni per le malattie sordide della pelle, pei reumi, artritidi, e pelle paralisi, dopo averla riscaldata.

Allegato n. 4

Certificati sulla bontà dell’acqua di Bergondola (1845-1846)

tratti da Giuseppe Ceppellini, Analisi chimica dell’acqua salino-purgativa di Bergondola, Stamperia Rossetti, Parma 1846, pp. 31-36.

Pontremoli a dì 8 Dicembre 1845

Attestasi dal sottoscritto Medico-Chirurgo Infermiere nello Spedale di questa Città di avere più e più volte non tanto nella pratica privata, come in questo pubblico Stabilimento, amministrata nella cura di varie malattie l’Acqua minerale salino-purgativa detta di Bergondola, e di averla ritrovata vantaggiosa a preferenza di molte altre Acque minerali salino-purgative nei flussi intestinali che raffrena istantaneamente per eccellenza; di avere più e più volte riscontrata la di lei efficacia valevolissima non tanto per prevenire come per liberare dalle coliche intestinali e dalle cardialgie, per vincere le abbondanti separazioni mucose del tubo-gastro-enterico e la soverchia secrezione di bile, come pure per modificarne le di lei alterate qualità; di averla ritrovata pure utile nella itterizia, negli infarcimenti dei visceri addominali ed in alcune malattie delle vie orinarie non tanto presa per bevanda quanto amministrata per clistere.

Dott. Pellegrino Pellini.

Pontremoli, 18 dicembre 1845

Nel corso di ben dieci anni che il sottoscritto dimora in questa Città in qualità di Chirurgo Condotto ha sperimentata sopra moltissimi individui l’azione dell’Acqua di Bergondola, la cui sorgente è situata nella Parrocchia di Castevoli, Comunità di Tresana, Dominj Estensi, e l’ha trovata non tanto purgativa alla dose di circa mezzo fiasco, e talora anche in minore, quanto grandemente proficua in molte malattie dei visceri addominali, ma in specie nelle diarree e nelle dissenterie le quali ha veduto scomparire quasi per incanto dopo averne bevuti pochi bicchieri. L’ha il sottoscritto anche sperimentata molte volte sopra se stesso e ne ha ottenuti lodevolissimi resultati. Tanto per la pura verità afferma

Dott. Giosuè Marcacci

Pontremoli, lì 11 Dicembre 1845

Fassi fede da me infrascritto Medico Condotto in questa Città: come nel corso di quattro anni, nei quali ho esercitato la Medicina in questo Comune, ho avuto luogo di esperimentare utilmente, l’Acqua minerale salino-purgativa di Bergondola, nei flussi intestinali, nelle Coliche, nelle Itterizie, nelle lente Epatiti, ed in una sola parola, come succedanea validissima delle altre acque salino-purgative in voga. In fede

Dott. Guglielmo Perugi

Mulazzo, 8 Gennaio 1846

Certifico io a piè scritto Medico-Chirurgo condotto interino in Mulazzo aver più e più volte sperimentata l’Acqua salino-purgativa di Bergondola, posta nel distretto di Castevoli Comunità di Tresana, e ritrovata alla dose di mezzo fiasco vantaggiosamente purgativa, come pure assai proficua negli infarcimenti dei visceri addominali, nella diarrea, nell’itterizia e nelle coliche saburrali, e che perciò la reputo di egual efficacia alle altre acque salino-purgative che oggigiorno si preconizzano. In fede

Dott. Francesco Barbieri

Bagnone li 5 Gennajo 1846

Certifico io sottoscritto Medico-Chirurgo Condotto a Bagnone d’avere nella mia pratica Medica esperimentata utilissima l’Acqua salina della sorgente di Bergondola, e particolarmente nella cura delle dissenterie, delle diarree e nelle fisconie dei visceri chilo poietici, nelle febbri gastriche, e nelle gastrico-nervose ed in genere in tutte quelle affezioni per la cura delle quali richiedevasi un effetto purgativo, senza introdurre sconcerti dell’economia vitale, e senza soverchiamente irritare il tubo gastro-enterico: dimodoché non dubiterei paragonarla per la sua virtù purgativa alla tanto decantata acqua del Tettuccio e della Torretta.

Tanto per la pura verità richiesto. Ed in fede

Dott. Antonio Bassignani

Bagnone a dì 5 Gennaio 1846

Si certifica da me sottoscritto per la pura verità che l’Acqua Salina di Bergondola ha un’azione purgativa ottima senza produrre irritazione forte sul tubo gastro-enterico, e certifico pure di averla trovata assai vantaggiosa nelle dissenterie. In fede di che

Il Medico-Chirurgo Condotto in Bagnone

Dott. Antonio Bondenari

Pontremoli a dì 15 Gennaio 1846

Il sottoscritto Medico Condotto da circa 20 anni in questa Città e in diversi altri Comuni di questa Provincia certifica che ha la soddisfazione di aver somministrata l’Acqua salino-purgativa detta di Bergondola nella quantità di mezzo fiasco ad uno da prendersi nella giornata in varie malattie e segnatamente nella dissenteria, diarrea, infarcimenti dei visceri addominali, e specialmente se queste erano mantenute o associate a diatesi di stimolo degli organi interessati: dichiarando inoltre che quest’Acqua è in piena voga non tanto presso gli Esercenti l’arte salutare in questa Provincia quanto anche presso gli abitanti dei circostanti paesi come un valevole purgativo, e il più proficuo rimedio nelle summentovate malattìe. Tanto per la pura e schietta verità. In fede

Dott. Carlo Masini

Allegato n. 5

L’acqua di Cavezzana d’Antena in una pubblicazione (1846) del medico tedesco Johann Christian Friedrich Harless` (1773 – 1853)

Johann Christian Friedrich Harless, Die sämmtlichen bisher in Gebrauch gekommenen Heilquellen und Kurbäder des südlichen und mittleren Europas,West-Asiens, und Nord-Afrika’s, in alter und neuester Zelt, Berlino 1846, pp. 488-490, in particolare p. 490

203-209. Die Mineralquellen in der Lunigiana, und in dem Thal der Magra. […]

d. Die Acqua della Casiola bei Cavezzana d’Antena, im Bezirk von Pontremoli, in Magrathale. Diese Quelle von 9 ½ Graden Wärme, hell und nach Hydrothion schmeckend und riechend, auf ihrem Lauf viel Glairine absetzend, hat 8 vol. kohlensaures Gas, und 2 Vol. Hydrothiongas, mit nur 5 Gran Kochsalz, 3 Gr. Chlormagnesia, und 2 Gr. Kohlens. Kalk in 25 Unzen; von den andern Salzen nur Spuren. Auf den Antrag des Dr. Barbieri von Pontremoli (einer befestigten Stadt von  4000 Einwohn.) erhielt die Quelle eine ordentliche Fassung, und es wurde auch eine fahrbare Strasse von der Stadt zu ihr gebaut. Der Prof. Gazzeri untersuchte sie, so wie bald darauf Giulj. Das Gestein der Gegend, aus dem sie hervorbricht, wechselt zwischen Kalkstein, in welchem sich auch stellenweise Schwefeleisen befindet (wovon in Wasser selbst nichts gefunden worden ist), mit kleinen Blättchen gediegenen Goldes, und zwischen Serpentin. Es scheint doch nur ein geringer Gebrauch von diesem Wasser gemacht zu werden.

Allegato n. 6

Dichiarazione del signor Pietro Carloni di Groppoli per le sorgenti da lui possedute delle acque di Bergondola (1852)

S.A.S.P., Prefettura Lunigiana Parmense, Agricoltura Commercio Industria (1849-1859), b. 22, fascicolo 23 (Industria – Miniere), 4 settembre 1852

Illustrissimo Signor (1) Prefetto

In esecuzione di quanto è disposto dall’Art. 24 del Sovrano Decreto sulle miniere, del giorno 21 Giugno 1852, e dell’Art. 13 della Disposizione Ministeriale del giorno 8 Luglio dello stesso anno, il sottoscritto (2) Carloni Pietro, possidente, domiciliato (3) a Groppoli di Mulazzo ha l’onore di dichiarare a V.S. Ill.ma,

1° Che in un fondo di proprietà di (4) lui

posto nel Comune di Mulazzo si trovano (5) due sorgenti di (6) acqua salino-purgativa detta di Bergondola

2° Che l’estrazione della predetta sostanza minerale ebbe principio sino dal (7) 1845  in seguito di licenza accordata addì (8) 18 Maggio di quell’anno al (9) al dichiarante sottoscritto dal Signor (10) Governatore di Massa Estense, a lui comunicate con lettera del Segretario di Governo del 27 dello stesso mese.

3° Che le condizioni imposte in tale licenza furono (11) nissuna

4° Che attualmente la coltivazione delle (12) sorgenti medesime viene condotta dal sottoscritto nella qualità di (13) proprietario in virtù di (14) siffatta licenza

5° Che il metodo praticato in siffatta coltivazione è (15) di estrarre l’acqua dalle due sorgenti, distanti forse un dugento passi l’una dall’altra per riporla in vasi di vetro servendosi di chiave o grilletto di bronzo di cui trovansi dette sorgenti munite.

6° Che gli operaj che d’ordinario vi sono impiegati sono i seguenti (16) cioè que’ della famiglia del Mezzaiuolo Lombardi Battista che dimora in un Casino vicino

7° Che l’annuo prodotto della miniera è di (17) ottocento fiaschi di due boccali e mezzo, che è di 16 il fiasco del valore di lire 128.00

da cui detratte le spese di coltivazione in lire 48.00

residuasi il prodotto netto della miniera in lire 80.00

(18) Pontremoli, 4 Settembre 1852

(19) Pietro Carloni

Pontremoli, questo giorno quattro del mese di Settembre dell’anno mille ottocento cinquantadue, presentata la presente alla Regia Prefettura in adempimento dei Regolamenti veglianti

Pietro Carloni

Allegato n. 7

Atto Sovrano (20 maggio 1853) per informare della visita per gli Stati del mineralogista  ducale professor Andrea Piroli

S.A.S.P., Prefettura Lunigiana Parmense, Agricoltura Commercio Industria (1849-1859), b. 22, fascicolo 23 (Industria – Miniere), 20 maggio 1853 (Copia).

Il Nostro Ministro delle Finanze è autorizzato a dare commissione al professore Andrea Piroli di percorrere i Nostri Stati e più particolarmente la parte montuosa di essi al fine di investigare e riconoscere i luoghi in cui esistono giacimenti di sostanze minerali di ogni specie d’estrazioni delle quali sia per riuscire vantaggioso.

Lo stesso Nostro Ministro indicherà man mano al Piroli i luoghi che dovrà visitare e gli darà le istruzioni che crederà opportune alle quali dovrà strettamente attenersi.

Rispetto alle spese che il Piroli sarà in necessità di fare pei lavori di piccole ricerche e di assaggio in quei luoghi ove pei caratteri mineralogici lo credesse conveniente il detto Nostro Ministro è autorizzato a fornirgli dall’Erario dello Stato le somme occorrenti.

Il Piroli avrà durante il tempo in cui eseguirà le suddette ispezioni ed operazioni una diaria giornaliera di lire dodici per le spese di vitto e di viaggio che gli saranno fatte pagare dal Nostro Ministro medesimo.

Parma, 20 Maggio 1853

Firmato  “Carlo”

In fede della verità della copia

Il Segretario Generale pel Dipartimento delle Finanze


 

[1] I documenti ai quali si farà riferimento sono conservati presso la Sezione Archivio di Stato di Pontremoli (da ora in poi S.A.S.P.), ovvero in S.A.S.P., Prefettura Lunigiana Parmense, Agricoltura Commercio Industria (1849-1859), b. 22, fascicolo 23 (Industria – Miniere). La busta verrà sempre citata, per brevità, con la dicitura S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23. L’esistenza di questi manoscritti è stata messa in evidenza per la prima volta da me in Il Corriere Apuano, 26 marzo 2005, p. 3

[2] Sulla Lunigiana Parmense cfr. Ugo Folloni, Il trattato di Firenze e la costituzione della Lunigiana Parmense, in AA. VV., “Villafranca nel Ducato di Parma (1848-1859)”, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1971, pp. 9-13.   Come illustrò Lorenzo Molossi nel suo Manuale Topografico degli stati Parmensi il Ducato era ripartito in cinque province e precisamente nella provincia di Parma, e in quelle di Piacenza, di Borgo San Donnino, di Val di Taro e della Lunigiana Parmense. In particolare, scriveva il Molossi sulla Lunigiana Parmense: “è cinta a tramontana da un arco dell’appennino (su cui si estollono più alte le cime del Gòttero, del Molinatico, dell’Orsaro e del Malpasso) che lo separa dalle province di Val di Taro e di Parma; le sta a greco ed a levante la stessa provincia di Parma, a sirocco e a mezzodì lo stato di Modena, e a ponente il genovesato.” La nuova provincia della Lunigiana Parmense era formata da sei comuni: Bagnone, Filattiera, Mulazzo, Pontremoli, Villafranca e Zeri. Presentava una superficie di 418.25 Kmq, una popolazione di 31.848 abitanti e una densità media pari a 76 abitanti per chilometro quadrato. Cfr. Lorenzo Molossi (a cura di), Manuale Topografico degli Stati Parmensi, Tipografia Reale, Parma 1856, p. II, “Divisione territoriale amministrativa”.  Cfr. inoltre Lorenzo Molossi, La Lunigiana. Monografia inedita del 1852,  a cura di Ercole Camurani, Mattioli 1885, Fidenza 2013.

[3] Solo per fare degli esempi si ricorderà il Progetto “Acqua salata” inaugurato il 20 maggio del 2006 in località Bergondola nel comune di Mulazzo e le fonti delle acque di Montelungo collegate a quelle di Cavezzana d’Antena, spesso oggetto di dibattito in seno al consiglio comunale di Pontremoli. L’iniziativa di Bergondola ha mosso i primi passi nel 2004, con  l’associazione Auto Aiuto Mutuo Aiuto Psichiatrico di Massa-Carrara, che ha presentato un progetto finalizzato alla costituzione di una cooperativa di tipo B con lo scopo di realizzare un’azienda agricola in Lunigiana. La Provincia di Massa-Carrara, da parte sua, ha messo  a disposizione una superficie di circa 14 ettari, con casa colonica, di sua proprietà, in località Bergondola: il progetto, sempre nel corso del 2004 venne riconosciuto dall’Unione Europea e finanziato con una somma di 435 mila euro. Per quanto concerne le Terme di Montelungo, collegate nel progetto all’utilizzo delle acque sulfuree di Cavezzana d’Antena, cfr. Montelungo, terme, sanità, gli argomenti in consiglio, in “Il Corriere Apuano”, 15 marzo 2014, p. 6 ed in particolare Riccardo Sordi, Terme di Montelungo, ora la politica deve prendersi un impegno definitivo, in “Il Corriere Apuano”, 24 maggio 2014, p. 6: sulla “recente decisione dell’amministrazione di revocare alla ditta Cervarezza Holyday Sas la gestione del centro termale ottenuta nel 2009”.

[4] Su Mino Tassi (1894-1982) cfr. Nicola Michelotti, Ai cipressi di Verdeno, Greco & Greco, Milano 2009, vol. 2°, pp. 85-89. 

[5] Cfr. Mino Tassi, Le acque curative del Pontremolese, in “Il Corriere Apuano”, 18 luglio 1959, p. 3: “Vecchia di secoli la nuova che le acque del pontremolese posseggono qualità curative di non comune efficacia, come vecchia di secoli – è doveroso confessarlo – l’indolenza, l’apatia di fronte a questo prezioso dono della Natura, che, mirabile dispensatrice dei suoi doni, fu per l’acqua quanto mai prodiga. I pontremolesi, non esclusi quelli di tutto il Circondario, se ne vantano di questo dono, ne esaltano da lunga data gli effetti portentosi, ma solo per dire, per fatuità accademica più che altro, mentre le stesse acque – ci si permetta la figurazione – quasi impermalosite di tanti e ripetuti elogi a vuoto, seguono con imperterrita cadenza il ritmo del loro lento, inutile cammino.” Mino Tassi nel suo articolo prese in considerazione le acque di Cavezzana d’Antena, di Bergondola (Castevoli), di Montelungo e di Villavecchia di Succisa.

[6] Avendo Carlo II abdicato il 14 marzo 1849, diveniva Duca suo figlio, Ferdinando di Borbone, con il nome di Carlo III. Fece solenne ingresso a Parma, con la duchessa, il 25 agosto. “Aveva ventisei anni, alto di statura, snello, portava con disinvoltura la divisa militare … Fu talora giudicato un ragazzone sventato, ma più spesso una testa matta, uno squilibrato, o addirittura un nuovo Caligola.” Resse il Ducato per cinque anni: pugnalato nel pomeriggio di domenica 26 marzo 1854 da Antonio Carra, morì ventiquattr’ore dopo. Cfr. Ferdinando Bernini, Storia di Parma, Luigi Battei, Parma 1979, pp. 176-179. Sugli “incontri clandestini” di Carlo III con la “dama velata” e le sue frequentazioni dell’Albergo del Pavone di Pontremoli cfr. Andrea Baldini – Giuseppe Benelli, Descrizione della nobile città di Pontremoli, Luna Editore, La Spezia 2001, p. 64.

[7]  Il “Decreto sulle Miniere” del 21 giugno 1852 è conservato in S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, segnato con il numero 244.

[8] Su Marco Aurelio Onesti (1794-1872) cfr. Roberto Lasagni, Dizionario Biografico dei Parmigiani Illustri, PPS Editrice, Parma 1999, vol. III, pp. 689-690: “Fu sepolto a Genova nel cimitero di Staglieno. Sul suo sepolcro si legge la seguente iscrizione: Fu solerte integerrimo magistrato, fregiato di molti ordini cavallereschi, ministro delle finanze parmensi, ufficio donde uscì più povero di prima. Sopportò con animo cristiano la perfidia dei malevoli, contento del testimonio di sua coscienza e della stima dei buoni.”

[9] La “Disposizione Ministeriale riguardante all’esecuzione del Sovrano Decreto sulle miniere”, datata “Parma, 8 luglio 1852” e firmata da Marco Aurelio Onesti nonché approvata da Carlo III, è conservata in S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23. La Disposizione Ministeriale, emanata “in esecuzione dell’Articolo 3° dell’ossequiato Sovrano Decreto del giorno 21 giugno 1852”, era costituita da 15 articoli.

[10] Cfr. S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, Lettera di M.A. Onesti del 25 maggio 1853 contenente la copia dell’Atto Sovrano del 20 maggio 1853.  Cfr. Allegato n. 7. Sul professor Andrea Piroli, docente di chimica e mineralogista dei Ducati di Parma e Piacenza cfr. Roberto Lasagni, Dizionario cit., vol. III, pp. 950-951.

[11] Su Gian Simone Dosi (1790-1854) di Giovanni cfr. Nicola Michelotti, Dosi. Dosi Delfini. Genealogie pontremolesi – 4, Greco & Greco, Milano 2007, n. 83, pp. 79-80. Il 20 aprile 1820 sposò la nobile fiorentina Nera Maria Maddalena del Marchese Ippolito Tolomei Gucci (1798-1865). Gian Simone Dosi è tumulato nella cappella Dosi Delfini del Cimitero di Pontremoli.

[12] Cfr. S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, Comune di Pontremoli. Specchio di tutte le miniere, cave e sorgenti d’acque minerali e di bitume esistenti nel suddetto Comune, 3 agosto 1852.

[13] Cfr. S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, Ibidem. Su Giuseppe Gazzeri (1771-1847) cfr. Ferdinando Abbri, Gazzeri Giuseppe, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 52 (1999). Chimico esimio, è ricordato in un’epigrafe (“arricchì la scienza sperimentale di nuovi trovati”) murata nella sua abitazione fiorentina ubicata in piazza del Carmine. Cfr, inoltre Lorenzo Molossi, La Lunigiana, cit., p. 117.

[14] Cfr. S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, Comune di Pontremoli. Specchio cit.

[15] Cfr. S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, Ibidem. Cfr. inoltre Lorenzo Molossi, La Lunigiana, cit., p. 119..

[16] Cfr. S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, Ibidem. Cfr. inoltre Lorenzo Molossi, La Lunigiana, cit., p. 117.

[17] Cfr. S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, Ibidem. Cfr. inoltre Lorenzo Molossi, La Lunigiana, cit., p. 117. Sul botanico e studioso di mineralogia Giuseppe Giuli (1764-1842), nato a Lorenzana di Pisa ma qui definito “di Siena” perché dal 1822 ricoprì la cattedra di Botanica e storia naturale all’Università di Siena, cfr. Ignazio Cantù, L’Italia scientifica contemporanea: notizie sugli Italiani ascritti ai cinque Congressi, attinte alle fonti più autentiche, Milano, Vedova di A.F. Stella e Giacomo figlio, 1844, pp. 245-246.

[18] Sui diaspri di Giaredo cfr. Nicola Zucchi Castellini, I diaspri ornamentali di Giaredo, in “Pontremoli e Val di Magra. Studi storici”, Genova 1996, p. 260. Un esempio si trova nella “fascia di diaspri di Giaredo inserita nell’architrave del portale cinquecentesco dell’Oratorio di San Lorenzo dentro le mura”, oggi in via Garibaldi: cfr. Marco Angella – Antonio Bazzigalupi – Paolo Lapi, Il cammino della Misericordia di Pontremoli nei secoli. 1262-2012, Greco & Greco, Milano 2013,  p. 69, fig. 23.

[19] Cfr. S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, Comune di Pontremoli. Specchio cit.

[20] Cfr. S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, Ibidem. Cfr. inoltre Lorenzo Molossi, La Lunigiana, cit., p. 120, Acque minerali. I.

[21] Cfr. Giovanni Targioni Tozzetti, Relazioni d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana, Gaetano Cambiagi Stampatore Granducale, Firenze 1777 (II ed.), Tomo X (ristampa anastatica Forni Editore, Bologna 1972), pp. 338-339. Cfr. Allegato n. 1

[22] Cfr. Gazzetta di Firenze, n. 129, sabato 26 ottobre 1822, p. 4, Granducato di Toscana, Pontremoli 18 ottobre 1822 (Biblioteca Marucelliana di Firenze, MCRF PER. 27/b, bobina 009). Cfr. Carlo Caselli, Lunigiana ignota, Arnaldo Forni Editore, Bologna 2003 (rist. anast. dell’edizione spezzina del 1933), p. 58; Mino Tassi, Le acque cit., p. 3. Sul medico Jacopo Barbieri cfr. Nicola Michelotti, Una contestata scuola di ostetricia nella Pontremoli del Settecento, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, 4.a s., vol. XXIII (1971), Parma 1972, pp. 95-106, in particolare p. 98, nota 4. Cfr. Allegato n. 2.

[23] Cfr. Giuseppe Giuli, Storia naturale di tutte l’acque minerali di Toscana ed uso medico delle medesime, Presso Onorato Porri, Siena 1835 , Tomo VI, pp. 279-300. Cfr. Allegato n. 3.

[24] Cfr. Johann Christian Friedrich Harless, Die sämmtlichen bisher in Gebrauch gekommenen Heilquellen und Kurbäder des südlichen und mittleren Europas,West-Asiens, und Nord-Afrika’s, in alter und neuester Zelt, Berlino 1846, pp. 488-490, in particolare p. 490. Cfr. Allegato n. 5.

[25] Cfr. Attilio Zuccagni Orlandini, Corografia fisica, storica e statistica dell’Italia e delle sue isole corredata di un atlante di mappe geografiche e topografiche e di altre tavole illustrative, Presso gli Editori, Firenze 1841, volume IX, p. 138.

[26] Cfr. Annali delle scienze del Regno Lombardo-Veneto, Coi Tipi del Seminario, Padova 1837, Tomo VII, p. 50: “la terza è l’acqua di Casiola presso Cavezzana d’Antena, Comunità di Pontremoli, la temperatura è di gradi 7 e mezzo, ed è solfurea e salina”; Nuovi annali delle scienze naturali, Pei Tipi di Jacopo Marsigli, Bologna 1843, anno V, tomo IX, p. 169, n. 204/43 “Casiola presso Cavezzana d’Antena, Acqua acidula salina sulfurea”;  Giuseppe Giuli, Saggio statistico di mineralogia utile della Toscana, Bologna 1843; p. 45, “204/43 Casiola presso Cavezzana d’Antena – Acqua acidula salina sulfurea”; Amato Amati, Dizionario corografico dell’Italia, Vallardi, Milano 1869, volume VI, p. 440: “Poco lungi dalla congiunzione del monte Molinatico col monte Orsaio scaturisce una polla di acqua sulfurea fredda.”; Giuseppe Scipioni Vinaj – Rodolfo Pinali, Le acque minerali e gli stabilimenti termali, idropinici ed idroterapici d’Italia, Grioni, 1916, vol I, p. 382: “Nel circondario di Pontremoli, ed a 10 chilometri di distanza da questa città, nel villaggio di Santa Maria a Cavezzana, sgorga un’acqua minerale detta di Casiola, …”; Erio Rosetti – Luca Valente, Terme e sorgenti di Toscana note, meno note, sconosciute, Le Lettere, Firenze 2007 (I ed. 1997), pp. 84-85, n. 29 Terme di Montelungo e Cavezzana [quest’ultima pubblicazione è stata segnalata da Riccardo Boggi, che si ringrazia] 

[27] Cfr. S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, n. 1778, Lettera del 27 luglio 1852, Dicesi di quella che si sarebbe scoperta in un feudo di Menotti Giuseppe della Pieve.

[28] Cfr. S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, n. 1778, Ibidem.

[29] Cfr. S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, Lettera del 16 dicembre 1853.

[30] Cfr. S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, Ibidem. Oltre a questa del 16 dicembre si conserva la lettera del 17 dicembre 1853 spedita dal Prefetto al Ministro delle Finanze: cfr. S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, Lettera del 17 dicembre 1853, Si spedisce un saggio del carbon fossile che il Sig. Dottore Giuseppe Bianchi di Caprio crede di aver trovato alla Rocca Sigillina nel Comune di Bagnone.  

[31] Cfr. S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, Dichiarazione di due pole …. Cfr. Allegato n. 6 (Dichiarazione emessa dal Signor Carloni Pietro al Prefetto, 4 settembre 1852: manoscritto allegato).

[32] Cfr. S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, Ibidem, Dichiarazione cit., Metodi usati in essa coltivazione.

[33] Cfr. S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, Ibidem, Dichiarazione cit, Osservazioni.

[34] Cfr. S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, Ibidem, manoscritto allegato, punto 6°. Al Casino del signor Brignole Sale, vicino alla sorgente, nel 1817 soggiornò la Duchessa di Parma Maria Luigia, come si evince da un manoscritto autografato proprio da Pietro Carloni e datato Groppoli 18 agosto 1817: cfr. Marco Angella, Carteggi riservati sui passaggi di Maria Luigia in Lunigiana, in “Studi Lunigianesi”, Villafranca Lunigiana, voll. XXII-XXIX (1992-1999), p. 98, nota 32.

[35] Cfr. S.A.S.P., PLP, ACI, b. 22, f. 23, Ibidem, Allegato, punto 7°.

[36] Cfr. Giovanni Targioni Tozzetti, Relazioni d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana, Gaetano Cambiagi Stampatore Granducale, Firenze 1777 (II ed.), Tomo X (ristampa anastatica Forni Editore, Bologna 1972), p. 340. Cfr. Allegato n. 1. Sulla storia della rinomata sorgente del Tettuccio di Montecatini cfr. Erio Rosetti – Luca Valente, op. cit., pp. 43-51, n. 13, Terme di Montecatini.

[37] Cfr, ad esempio: Itinerario italiano che contiene la descrizione dei viaggi per le strade più frequentate alle principali città d’Italia con carte geografiche, Nella Stamperia di Giuseppe Tofani e Comp., Firenze 1803, Terza edizione, pp. 40-41: “Si sale quindi una montagna, che in qualche punto presenta dei precipizj; e dopo averla costeggiata si scende in una pianura ove è situato il Borgo di Villafranca. In faccia a questo Borgo nella Comune di Castevoli avvi una sorgente d’acqua salata, che ha quasi l’istesse qualità minerali e mediche di quella del Tettuccio, ed è conosciuta sotto il nome di acqua di Bergondola.”; Dell’itinerario d’Italia e sue più notabili curiosità d’ogni specie, Presso Arcangelo Sartori, Ancona 1832, vol. I,  p. 253,  “Salita quindi una montagna ed essa costeggiata, si cala al piano del borgo di Villafranca, in faccia a cui è nel comun di Castevoli una sorgente d’acqua salsa detta di Bergondole, avente quasi le medesime qualità minerali e medicinali dell’acqua del Tettuccio,”; cfr. inoltre Goffredo Casalis, Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, Presso Gaetano Maspero Librajo e G. Marzorati Tipografo, Torino 1850, vol. XX, p. 388: “Sotto il castello di Castagnetolo, già proprietà dei Malaspini, presso il fiume Magra scaturisce un’acqua detta la Borgondola, che ha la medesima virtù di quella del Tettuccio nel territorio di Montecatini presso la città di Lucca.”

[38] Cfr. Attilio Zuccagni Orlandini, Corografia fisica, storica e statistica dell’Italia e delle sue isole corredata di un atlante di mappe geografiche e topografiche e di altre tavole illustrative, Presso gli Editori, Firenze 1845, Italia Superiore o Settentrionale, Parte VI, Stati Estensi, p. 44: “Circa poi alle due sorgenti salse di Bergondola in Lunigiana, ne piace render noto, che furono modernamente discuoperte dal chiariss. Prof. De Brignoli, e ben tosto fu tratto partito dalle loro qualità medicinali, attestandolo la copiosa spedizione a Genova, che del continuo ne vien fatta.”  Sul professore friulano Giovanni de Brignoli di Brunnhoff (1774-1857) cfr. Valerio Giacomini, Brignoli di Brunnhoff, Giovanni de, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 14 (1972).  Giovanni De’ Brignoli di Brunnhoff è autore, tra l’altro, di un Saggio di storia naturale degli Stati Estensi (1840).

[39] Cfr. Giuseppe Ceppellini, Analisi chimica dell’acqua salino-purgativa di Bergondola, Stamperia Rossetti, Parma 1846, in ottavo, di pagine 38, conservata in Biblioteca “Camillo Cimati” di Pontremoli, Miscellanea di Lunigiana, L MISC 5,9. Cfr. Fig. n. 1 (Frontespizio).Tale pubblicazione fu citata in Bibliografia italiana ossia elenco delle opere d’ogni specie e d’ogni lingua stampate in Italia e delle italiane pubblicate all’estero, Milano 1846, p. 228, n. 1611 (Analisi … di pag. 38. Bergondola è nei dominii estensi a sei miglia sud ovest da Pontremoli). Cfr. inoltre Lorenzo Molossi, La Lunigiana, cit., p. 121: “Il signor Giuseppe Ceppellini di Pontremoli, uno de’ migliori chimici mederni del nostro Stato, fece nel 1844 e pubblicò nel 1846 per le stampe del Rossetti di Parma l’analisi delle acque del Bergondola, secondo la quale le sostanze che le mineralizzano sono in ogni due libbre d’acqua pari a grani 13284 – se è la libbra pontremolese come suppongo, 2 libbre corrispondono a Kg. 0,667 – ...”

[40] Cfr. Giuseppe Ceppellini, op. cit., p. 28, Appendice: “Informato il proprietario delle Polle di Bergondola Signor Pietro Carloni dell’Analisi da me fatta delle sue Acque, esternò desiderio di conoscerla, ed io gliela rimessi. Sulla scorta della medesima domandò al R. Governo Estense il permesso di metterle in commercio, ed esso fatta ripetere l’Analisi dal Signor Dottore Ettore Celi di Massa Ducale, con venerata disposizione del 18 Maggio 1845 aderì graziosamente alla istanza del Signor Carloni predetto. Segue la Tavola dimostrante i resultati Analitici avuti dal Signor Dottore Celi.” Su Ettore Celi (1825-1880) cfr. Giovanni Sforza, Scienziati lunigianesi, in “Memorie dell’Accademia Capellini”, volume III, fascicolo III,  anno 1922,  p. 143.

[41] Cfr. Giuseppe Ceppellini, op. cit., pp. 31-36, Certificati. Si tratta di sette “certificati” rilasciati dai medici Pellegrino Pellini, Giosuè Marcacci, Guglielmo Perugi, Francesco Barbieri, Antonio Bassignani, Antonio Bondenari e Carlo Masini. Cfr. Allegato n. 4. 

[42] Cfr. Giuseppe Ceppellini, op. cit., p. 37, Avvertimento, “Le acque delle quali è stata fatta parola saranno poste in Commercio cotenute in fiaschi comuni, coperti a bocca con cotone, carta bianca e carta rossa sull’ultima delle quali si vedranno impresse con inchiostro da stampa le marche che si veggono qui a lato. Questi invogli saranno legati con spago rosso e la annodatura sigillata con mastice parimente rosso sul quale sarà la impressione a rilievo delle Lettere P. C.  I depositi ove si troveranno vendibili saranno li appresso [alla farmacia]: Aulla, Bagnone, Barbarasco, Berceto, Borgotaro, Calice, Carrara, Corniglio, Fivizzano, Fosdinovo, Massa, Pontremoli, Sarzana, Spezia.”

[43] Cfr. Esposizione italiana agraria, industriale e artistica tenuta in Firenze nel 1861, Tipografia Barbèra, Firenze 1861, p. 87, Sezione III, Farmacia, Medicina, Chirurgia e Veterinaria, n. 1488 “Carloni Pietro, Bergondola (Pontremoli, Parma) – Acqua minerale.”

[44] Cfr. Statistica del Regno d’Italia. Acque minerali, Tipografia Tofani, Firenze 1869,  p. 45: “Pontremoli – In questo circondario trovasi, tra l’altre, l’acqua purgativa di Borgondola”.  Sulla tassa che “Pietro Carloni agente della Duchessa di Galliera” pagava alla Camera di Commercio per l’utilizzo della sorgente minerale salata di Bergondola dopo l’Unità d’Italia cfr. Riccardo Boggi – Daniele Canali – Gualtiero Magnani, I centocinquant’anni della Camera di Commercio di Massa – Carrara, Pacini Editore, Pisa 2012, p. 173.

[45] Cfr. Erio Rosetti – Luca Valente, op. cit., pp. 81-82, n. 27, Sorgenti dell’Acqua Salata: “Oggi l’acqua salata non dà più garanzie di potabilità ed è sconsigliabile berla. Dalle analisi risulta che il cloruro di sodio è il componente più abbondante (g. 11,115), seguito dal cloruro di calcio e magnesio. Poco oltre l’edificio dell’Acqua Salata si arriva in breve ad una seconda sorgente che presenta caratteristiche analoghe … L’acqua sgorga direttamente dalla roccia e per stillicidio, gocciolando, si raccoglie in una piccola pozza limpida e fresca, dalla quale poi tracima e scorre lungo la parete, colorandola di sfumature rossastre. Purtroppo questo ambiente viene spesso allagato dalle acque piovane non regimate, che scendono dalle pendici sovrastanti. Il sapore di quest’acqua è più gradevole della precedente, avendo una salinità inferiore e un retrogusto un po’ ferroso.”

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