LA DEVOZIONE ALLA MADONNA DEL POPOLO DEL GOVERNATORE FILIPPO BOURBON DEL MONTE IN UNA LETTERA DEL XVIII SECOLO AL SUO SUCCESSORE ALESSANDRO DUMESNIL

di Marco Angella

Premessa

Negli anni in cui ho frequentato Livorno per intensificare le ricerche relative al rapporto intercorso tra alcuni negozianti pontremolesi attivi nella città labronica nei secoli XVII/XVIII e noti artisti[1] ho avuto la fortuna di conoscere diversi studiosi che posso solo ringraziare perché, incoraggiandomi e consigliandomi, mi hanno permesso, successivamente, di approfondire alcune tematiche davvero avvincenti[2].

Mi riferisco in particolare al compianto studioso piacentino Paolo Castignoli  (per molti anni direttore dell’Archivio di Stato di Livorno)[3], alla studiosa pisana Lucia Frattarelli Fischer[4] e allo studioso livornese Massimo Sanacore (direttore dell’Archivio di Stato di Livorno, di Pisa e, per qualche mese, pure della sezione di Pontremoli, quando ancora era aperta)[5]. In quel frangente ho avuto modo di entrare in contatto anche con la studiosa Marcella Aglietti, attualmente professore ordinario di Storia delle istituzioni Politiche presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa[6].

Marcella Aglietti mi segnalò un interessante manoscritto conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze che riguardava la nostra terra, difficile da trovare perché non giaceva tra carte pontremolesi ma tra carte livornesi.

Lei stessa pubblicò solo in parte quel manoscritto nel suo corposo libro intitolato “I governatori di Livorno dai Medici all’Unità d’Italia. Gli uomini, le istituzioni, la città”, edito da ETS di Pisa nel 2009[7].

In una delle mie scorribande all’archivio di stato di Firenze recuperai quel manoscritto, che fotografai[8] e che, come tanti altri, non ho mai pubblicato, con l’idea di farlo quando fosse venuto il momento opportuno, in modo da contestualizzarlo alla luce di recenti pubblicazioni. È venuto ora il momento, per richiamare la celebrazione di una devozione che per la nostra città ha un valore incommensurabile, ancora più oggi, ai tempi del covid: il 400° anniversario del voto alla Madonna del Popolo.  

Il contesto storico

Pur essendo privo di data il manoscritto si può far risalire alla fine del 1757 o all’inizio del 1758. Ciò si evince da ciò che annota nella lettera il colonnello Bourbon del Monte rivolgendosi ad Alessandro Dumesnil. Si tratta infatti di una sorta di “passaggio di testimone” da un governatore all’altro. Filippo Bourbon del Monte S. Maria, “già comandante del corpo dei corazzieri” fu “governatore di  Pontremoli e della Lunigiana toscana dal 1751 al 1758”[9]. Successivamente gli succedette Alessandro Dumesnil[10].

Come scrive Marcella Aglietti nel suo libro:

“Contrariamente a quanto avvenuto per il governatore Ginori [a Livorno], dunque, col Bourbon del Monte si riunirono in una sola persona il governo civile e militare, esteso nel 1767 anche al comando militare su tutto il litorale toscano. La presa di possesso dell’incarico fu effettuata il 18 novembre 1757”.[11]

Per comprendere meglio il “passaggio di consegne” riporto quanto scrisse il fivizzanese Luigi Fantoni (1749-1808) (pseudonimo: Aronte Lunese) nelle sue “Efemeridi Biennali”, edite a Livorno dalla Stamperia di Gio. Falorni nel 1779:

“Il Pontremolese che aveva formato fin qui un ragguardevole Commissariato da per se nella valle superiore della Magra, non restò più separato, ma fece tutto un corpo, e fu riunito nel 1750 al grosso Governodi Fivizzano, ed in Pontremoli, come Terra la più popolata, e di più traffico della Lunigiana, per Motuproprio di S.M. l’Imperatore  Francesco I di Gl. Mem. fu trasferita la residenza principale, e il primo Governatore, che vi andasse a stare, e penultimo della Lunigiana fu S.E. il Signor Generale Marchese Bourbon del Monteal presente Governatore di Livorno, il quale molto abbellì la nuova Capitale nelle facciate di diverse fabbriche, e nelle interne, ed esterne strade.

Ma a tempo del Signor Governatore Generale Alessandro Dumesnil, che gli successe, e con la venuta poi di S.A.R. felicemente Regnante in Toscana, credendosi i Fivizzanesi pregiudicati dall’assenza del Governatore, e umilmente avendo saputo rappresentare, che per la lontananza, cattive strade, e molte acque da passare, era di molto incomodo a loro, e a tutti i popoli di quella vasta Giurisdizione, di cui Fivizano era come nel centro, il portarsi a Pontremoli, ottennero per Benigno Rescritto, che il Governatore alternasse la sede per la metà dell’anno in Pontremoli, e per altri sei mesi in Fivizzano, come è seguito fino agli ultimi tempi della durata di questo Governo.[12]”

Un “ritratto” di Filippo Bourbon del Monte (1708-1780), autore della lettera a Dumesnil

Il libro della Aglietti[13] ed altre pubblicazioni livornesi e non[14] ci permettono di avere diverse informazioni su Bourbon del Monte (1708-1780) che nel suo cursus honorum annoverò tutte le tappe della carriera militare.

Come osserva Stefano Bruni: “Il Bourbon del Monte, terzogenito di Maria Caterina del marchese Filippo Niccolini e di Giambattista Francesco, che nel 1706 aveva ricevuto da Cosimo II il marchesato di Piancastagnaio, apparteneva a una delle famiglie più in vista della Firenze granducale. Al pari del più giovane fratello, Giambattista Bartolomeo, era un militare di carriera e aveva esercitato la propria carica con tutta l’alterigia del proprio stato, specie che dopo che morto il fratello maggiore, Giambattista Andrea, il 19 marzo 1767, aveva ereditato la reggenza del Marchesato del Monte di Santa Maria, come testimonia, tra gli altri, l’insistito utilizzo in servizio permanente di una “branca di forzati” per i suoi particolare bisogni domestici”[15].

Giambattista Filippo Bourbon del Monte, patrizio fiorentino, nato il 20 aprile 1708, “fu avviato a Pisa agli studi religiosi, ma ben presto risuscitarono in lui gli spiriti marziali che nella famiglia parevano spenti e si avviò alla carriera militare al servizio di casa d’Austria”[16]. 

Prima fu nel reggimento dei veterani corazzieri dal 1730, poi, al comando del maresciallo dell’armata austriaca, partecipò a molti dei confronti bellici che insanguinarono l’Europa in quegli anni. Corrispondente presso i più alti ranghi delle armate francesi e spagnole, il 4 febbraio 1742 aveva ottenuto la nomina a comandante della cavalleria toscana, incarico inferiore alle sue aspettative. Ebbe così la consolazione di vedersi preferito ad ogni altro in tutte le commissioni anche più scabrose, politiche e militari, che occorsero dal 1741 al 1750.

Venne nominato cavaliere di Santo Stefano nel 1747. Sul finire del 1750, per migliorare la propria posizione, chiese di poter assumere l’incarico di Governatore della Lunigiana. Il del Monte seppe sbaragliare la concorrenza di altri stimati militari come Guillemin de Corny, che fu poi assegnato al Governo di Grosseto. La scelta ricadde su del Monte grazie al parere positivo di Pfütshner e Touissant[17] e così Francesco Stefano lo investì ufficialmente Governatore di Lunigiana con motuproprio granducale del 18 gennaio 1751[18].

Dopo aver lasciato la Lunigiana, del Monte ricoprì sul finire del 1757 l’incarico di Governatore civile e militare di Livorno[19] sino al 1780. Il 12 novembre 1779 fece il suo testamento, redatto dal notaio Marco Giuseppe Dugi, ed in esso annotò di “condannare la sua spoglia mortale alla più umile, alla più vil sepoltura.[20]”  Alla sua morte, avvenuta il 29 ottobre 1780[21], il Granduca Pietro Leopoldo commentò con sarcasmo: “Ora abbiamo riacquistato Livorno!”[22]

Lo stesso Granduca lo ritrasse in questo modo negli anni ‘settanta del XVIII secolo:

“Governatore: marchese Bourbon del Monte, disinteressato, attaccato e pieno di buona volontà e d’onore, ha pratica ma non buon talento, violento, piccoso, arbitrario, vuole tutte le cose a modo suo ed essendo indipendente, perseguita la gente, parla molto imprudentemente, con questo si fa molto torto e si fa odiare, con i suoi vantamenti ha disgustato tutte le nazioni, in tutti gli affari si lascia guidare da un certo Vamberti e Mazzoni che gli fanno del torto: per i luoghi pii si dà molta premura[23]”.

Scrisse invece il funzionario granducale Giuseppe Pelli Bencivenni (1729 – 1808) nelle sue “Effemeridi” alla data del 30 ottobre 1780: “nel suo governo di Livorno si è portato benissimo e si è fatto amare dal pubblico”[24].

Sulla cerimonia delle esequie, celebrate nella mattina del 31 ottobre nella Collegiata e in Piazza Grande a Livorno si hanno dettagliate notizie. La cerimonia sembra rifarsi “a rituali eroici di alta antichità e di pregnante significato, in parte noti per alcuni funerali regali del Rinascimento, che affondavano le proprie radici nel funus imaginarium e nell’apoteosi degli imperatori romani dall’età dei Severi in poi.”[25] 

Nel Duomo di Pontremoli, sotto l’organo a destra del portone d’ingresso, vi è un’epigrafe che lo ricorda[26] e nel Duomo di Livorno vi era un busto in suo onore che dopo i bombardamenti subiti dalla città nella primavera del 1944 fu danneggiato[27].

Gli studi comparsi nei secoli sul nostro territorio mettono in evidenza che il nome di Bourbon del Monte era degno di rispetto. Già ricordato a proposito dei restauri della porta di Sommoborgo[28], “curò anche il ristabilimento delle strade della provincia e specialmente di quelle intorno Pontremoli e promosse l’abbellimento dei palazzi e delle case”[29].

Durante il suo governatorato non trascurò l’economia del territorio pontremolese “favorendo in particolare lo sviluppo dell’allevamento dei bachi da seta e della trattura della seta.”[30]

La lettera di Bourbon del Monte ad Alessandro Dumesnil

Il documento viene definito dalla Aglietti come “uno dei pochi tra quelli reperiti che descrivono le attività governative in maniera così dettagliata”[31].  

In primo luogo del Monte si rallegra “di vero cuore” della promozione a Governatore di Dumesnil. Poi riporta in cinque punti “gli oggetti che ha avuti in vista nel Governare quei Popoli”. Successivamente va nel “detaglio particolare di altre cose” che Dumesnil gli ha chiesto. Gli segnala alcune persone che ha avuto modo di conoscere lungo il suo governatorato. Si sofferma sulla casa nella quale ha abitato a Pontremoli, di proprietà del Canonico Primicerio Negri[32], e gli consiglia di tenere la residenza nella nostra città, evitando di andare frequentemente a Fivizzano ma di fidarsi dei “buoni ministri”, soprattutto “per esservi una Fortezza in Pontremoli, e per essere il Luogo molto più grosso che non è Fivizzano.”

Lascerò la parola al manoscritto in appendice per permettere a chi vorrà di leggere con attenzione e con la sua lente di ingrandimento quanto Bourbon del Monte suggerì a Dumesnil. Mi limiterò ad inserire qualche nota a commento. 

La “devozione” di Bourbon del Monte alla Madonna del Popolo

Al primo posto nella descrizione degli “oggetti” avuti in vista nel Governare i nostri Popoli Filippo Bourbon del Monte segnala la “difesa e il decoro della nostra Religione”.

Riporto il passo cruciale che mi ha permesso di dare il titolo a questo saggio.

“Per ottenere questo [“la difesa e il decoro della nostra Religione”] ho procurato di difendere la vera Devozione d’abbattere il Bechinismo, di cui è ripieno Pontremoli, che altro non è che una falsa religione molto contraria al lavorio nel basso popolo ed alla buona educazione nelle persone Civili, come potrete voi istesso vedere, ed hò procurato il rimbellimento nelle Chiese e particolarmente in quella di S. Maria Insigne Collegiata[33] e dove si conserva una Statua della SS.ma Vergine[34] detta del Popolo[35] alla quale ed il Pubblico ed il privato di Pontremoli ricorre nei suoi maggiori bisogni e per la quale voi istesso prenderete della Devozione se à lei anche una sola volta ricorrerete in qualche vostra occorrenza[36], potendo dire con verità che la divozione vera si d’alcune Famiglie distinte, che di mercanti ha molto coadiuvato à questo buon fine.[37]”

Come ha esplicitato la studiosa Marcella Aglietti – da me interpellata a suo tempo – “Il Bechinismo al quale si riferisce il Bourbon del Monte è, in realtà, quel movimento religioso meglio noto come beghinismo, originariamente sorto tra il XII e il XIII secolo in Belgio e in Francia ispirato a un cristianesimo caritativo ed evangelico, praticato per lo più da donne, le cosiddette beghine, poi derivato in una sorta di adesione bigotta e superstiziosa alla religione cattolica[38]”.

Trovo davvero interessante questo passo della lettera del forestiero Bourbon del Monte sulla “devozione” pontremolese, ancora più in questo momento. Come nel lontano voto del 1622[39] in questi due anni la “Madonna del Popolo” (titolo nato con il voto del 7 luglio 1630) è stata pregata in tutto il Vicariato per uscire dall’emergenza della pandemia.

Sulla Madonna del Popolo e sulla sua devozione è stato scritto molto nei secoli a livello locale[40] e, visto che il 2 luglio di quest’anno ricorre il 400° anniversario del voto, ho deciso di presentare questo mio minimo contributo con la preghiera che possa preservarmi e preservarci da ogni male.

Appendice

ARCHIVIO DI STATO DI FIRENZE, Consiglio di Reggenza, filza 648 (Livorno), inserti 26-40, n. 37 (Lettera di Bourbon del Monte ad Alessandro Dumesnil in copia e s.d. ma databile tra la fine del 1757 e inizio 1758)

Copia di Lettera Scritta dal Marchese Filippo Bourbon del Monte al Sig.re Alessandro Dumesnil Governatore della Lunigiana.

Risponderò alla vostra Lettera in data dei 20 del corrente in Italiano per meglio spiegarmi.

Comincerò in primo luogo a rallegrarmi con voi di vero cuore della vostra promozione e di cuore mi rallegro con la mia cara Lunigiana perché il mio padrone mi ha dato un successore in quel Governo, che potrà fargli più bene di quel che non ho potuto ne saputo fargli io.

Gli oggetti che ho avuti in vista nel Governare quei Popoli sono stati li seguenti.

Primo la difesa e il decoro della nostra S. Religione.

Per ottenere questo ho procurato di difendere la vera Devozione d’abbattere il Bechinismo, di cui è ripieno Pontremoli, che altro non è che una falsa religione molto contraria al lavorio nel basso popolo ed alla buona educazione nelle persone Civili, come potrete voi istesso vedere, ed hò procurato il rimbellimento nelle Chiese[41] e particolarmente in quella di S. Maria Insigne Collegiata e dove si conserva una Statua della SS.ma Vergine detta del Popolo alla quale ed il Pubblico ed il privato di Pontremoli ricorre nei suoi maggiori bisogni e per la quale voi istesso prenderete della Devozione se à lei anche una sola volta ricorrerete in qualche vostra occorrenza, potendo dire con verità che la divozione vera si d’alcune Famiglie distinte, che di mercanti ha molto coadiuvato à questo buon fine.

2° Ho procurato di difendere la Maestà del mio Sovrano con il mantenere ubbidienti alle Leggi li suoi Sudditi più con le strida, che con i gastighi, sempre però rigorosissimo contro li perturbatori della Pubblica quiete e sicurezza, ed il vostro cuore caritatevole ci potrà anche contribuire meglio di quel che non ha fatto il mio con l’aiutare li miserabili.

Riguardo ai confinanti hò sempre ricercata l’armonia facendo loro conoscere che il mio sovrano non aveva bisogno di ciò, che è loro, ma che viceversa io non mi sarei lasciato mai prendere né in Giurisdizione, né in Territorio la minima cosa che fusse sua, metodo che mi ha tenuto lontano da ogni impegno, benche li miei nemici, dei quali ognuno ne deve avere in questo mondo, abbino voluto far credere in contrario, senza averlo mai potuto provare con i fatti.

3° Hò procurato di distinguere li diversi ceti delle Persone nel di dentro di Pontremoli con fare sì che gli ricchi non opprimessero li poveri Mercanti e Braccianti e che questi rispettassero quelli, avendo cercato di levare una certa tale quale fratellanza, che ci era fra di loro nel trattarsi, benché alcune famiglie, che voi istesso ben presto conoscerete siano state sempre lontane da questi due difetti d’oppressione, e di troppa mescolanza ed alcune non se ne siano ancora del tutto astenute.

4° Pontremoli si è reso sempre in addietro celebre per la Mercatura e per la Legge, Base sopra della quale si sono formate quasi tutte le più distinte Famiglie, alla prima hò procurato il miglioramento delle Strade e l’ho difesa da alcune vessazioni che li subalterni dell’Appalto Generale, e contro la volontà del medesimo solevano  praticare alli mulattieri, perché non metteva conto alli vessati il farne il loro ricorso à Firenze; la seconda è stata da me promessa con la Fabbrica di Pubbliche Squole[42] (sic!), nelle quali si da anche il corso degli Elementi della Geometria, procurando in appresso alli Giovani capaci il luogo di Sapienza nell’Università di Pisa e siccome ho sempre creduto essere necessario l’unire allo studio anche la religione, ci è una tacita obbligazione per quelli che frequentano  le dette Squole, di frequentare ancora una Congregazione Spirituale della quale è degnissimo direttore il Sig. Canonico Bonaventuri della Collegiata di Santa Maria.

5° L’Economico del Pontremolese è amministrato da più Magistrati che si mutano ogn’anno, e siccome segue in quel Paese come in ogni altro, che non tutti li Cittadini anno un’eguale abilità e zelo per gli interessi della loro Patria, così ho procurato che le spese necessarie si facessero con attenzione ed Economia, senza perder di vista l’estinzione dei debiti Pubblici, delli quali era aggravata quella Comunità, il metodo che ho tenuto per far questo ben presto sarà da voi scoperto e ritroverete in quel Pubblico e nel Tribunale di Pontremoli persone onorate ed abili, le quali vi metteranno al fatto di tutto e che daranno luogo al vostro talento spogliato da quella passione, che ha ogni artefice per le sue opere di migliorarlo.

Venghiamo adesso al detaglio particolare di altre cose, che voi ricercate da me.

In primo luogo vi dirò dunque che tutti li buoni sudditi del mio Padrone mi sono cari egualmente, ed io non posso pretendere da voi, che voi riguardiate con una parzialità, permessa ad un superiore, quelle persone e famiglie che anno à me dimostrato più affetto ed impegno sperando che le medesime conserveranno l’istesso cuore verso tutti quelli che vanno a Governare con quei sentimenti, che ci andate voi, e che in conseguenza ben presto si renderanno meritevoli delle vostre attenzioni.

Solo a titolo di carità e vantaggio vostro vi raccomanderò il Direttore di quella Posta Francesco Ristori persona affettuosa verso tutti li ministri del nostro Padrone, timorata di Dio, e ripiena di onestà. Vi raccomando ancora Gio. Andrea Taddei bravissimo Cerusico, Uomo che s’affeziona ai malati, ed il di cui naturale ben presto conoscerete, e finalmente Carlo Francesco Lorenzelli Munizioniere di quella Fortezza, ed il quale ambirebbe di servirvi per Segretario, come vedrete dalla qui annessa. Questo è uomo pratico, segreto, capacissimo nei conti e che sa anche molto bene la chirurgia, e dal quale potrete ricavare un ottimo servizio, ripetendovi però sempre che vi raccomando questi, perché credo di far servizio anche a Voi.

Toccante la Casa che io abitavo e la quale è del Sig.re Can.co Primicerio Negri, egli prima di partirmi di là, mi prevenne à non scrivergli in favore d’alcuno, perché volea terminare di Fabbricarla[43], ma se volete tentare d’averla senza nominarmi dovete servirvi d’un tale abate Ferri, che abita costà, ed il quale è Fratello del vostro Auditore di Fivizzano. Quel che abitavo io era molto ristretto e tenevo la maggior parte della Servitù fuori di Casa, non ci avevo portati che pochi mobili perché vivevo alla Militare e vi è orto e stalla ma non vi è rimessa per essere appigionata e ci ho tenuti alle volte dei Cavalli da Sella ma siccome sono stato sempre povero così mi convenne di riformarli e mi servivo dei Cavalli di Posta, passando al Postiere una piccola ricognizione per Cavallo.

Per li mobili dunque bisogna che vi regoliate relativamente alla Casa che prenderete, ma quel che vi bisognerà di positivo sarà tutto il Servizio di Cucina e di Stalla, un letto per voi ed uno per un amico e qualche segreteria.

Quando ci saranno dei buoni ministri in Fivizzano, sarà superfluo, che voi ci andiate frequentemente, parendomi che possa bastare, che ci andiate di quando in quando e per tenere in soggezione li medesimi e per sentire li ricorsi e sarà facile ad ognuno il conoscere che per la qualità dei confinanti, per il continuo passo di Truppe, per esservi una Fortezza in Pontremoli, e per essere il Luogo molto più grosso che non è Fivizzano, deva (sic!) il Governatore avere ivi la sua residenza, se si vole tenere ferma la riunione  dei due Governi, giacché in passato il Governatore che risiedeva in Fivizzano era bene spesso obbligato di venire a Pontremoli per molte incombenze, che dal Governo di Toscana non si potevano  confidare ad un semplice Commissario.

Ecco risposto alla vostra Lettera alla meglio che hò potuto, e non ho potuto farlo prima perché il mio noviziato mi riesce un poco pesante.

Marco Angella, La devozione alla Madonna del Popolo del Governatore Filippo Bourbon del Monte in una lettera del XVIII secolo al suo successore Alessandro Dumesnil, pubblicato in “Il Porticciolo”, La Spezia, anno XV, n. 1.3.2022, pp. 135 – 147

La rivista spezzina “Il Porticciolo” è fondata e diretta dalla professoressa Rina Gambina


[1] Il riferimento è agli anni 2005-2010. Da queste ricerche uscì il mio saggio Negozianti pontremolesi attivi a Livorno nei secoli XVII e XVIII, in “Nuovi Studi Livornesi”, vol. XV (2008), Tipografia Benvenuti & Cavaciocchi, Livorno 2008, pp. 97-118.

[2] Le ricerche livornesi hanno portato poi a questi miei saggi:  Livorno celebra Giovanni Paolo Schulthesius (1748-1816) nel bicentenario della morte, in “Il Porticciolo”, anno IX, numero 2 (giugno), La Spezia 2016, pp. 76-85; Documenti inediti sulla famiglia Damiani di Pontremoli e sul pittore napoletano Gerolamo Cenatiempo, in “Memorie della Accademia Lunigianese di Scienze ‘Giovanni Capellini’”, vol. LXXXVI (2016) – fascicolo unico, La Spezia 2018, pp. 77-106; Tre lettere livornesi del 1692 sull’ingegnere Giovanni Bassignani “di Pontremoli” (1653 ca – 1717), in “Il Porticciolo”, anno XII, n. 3 (settembre), La Spezia 2019, pp. 145-156; I traffici mercantili dei Damiani in Inghilterra nel XVIII secolo, in “Il Porticciolo”, anno XIV, n. 1, marzo 2021, pp. 173-184. Devo il mio approfondimento a tematiche livornesi anche al fisarmonicista Massimo Signorini (Presidente dell’Accademia degli Avvalorati). Inoltre recentemente ho avuto la fortuna di intervistare (in collaborazione con Fabio Pilade Paolo Milani) il direttore d’orchestra e compositore Federico Maria Sardelli, altro livornese d.o.c. e grande esperto di Vivaldi, che ha aperto la mia mente ad altri interrogativi: cfr. Il M° Federico Maria Sardelli in Lunigiana, Bagnone 10 luglio 2021 [CanaleLunigiana2], in https://www.youtube.com/watch?v=UFYuinz0n0A . Ho conosciuto Sardelli grazie all’amico libraio antiquario Massimiliano Mazzei.   

[3] Per una biografia su Paolo Castignoli (1936-2010), storico, direttore dell’Archivio di Stato di Livorno dal 1973 al 2001 e direttore di “Nuovi Studi Livornesi” dal 1993 al 2010 cfr. Gianluca Della Maggiore, La scelta della cremazione a Livorno. Profili biografici, Edizioni Erasmo, Livorno 2013, pp. 45-46.

[4] Per conoscere alcuni degli studi della professoressa Lucia Frattarelli Fischer cfr. http://www.stmoderna.it/frattarelli-fischer-lucia_s1042

[5] Sullo studioso Massimo Sanacore segnalo la mia intervista Archivio di Stato: buone speranze per il mantenimento di un servizio significativo, in “Il Corriere Apuano”, anno CXII, n. 29, 20 luglio 2019, p. 7. All’epoca Massimo Sanacore era direttore dell’Archivio di Stato di Pisa e, dal 16 aprile 2019 è stato direttore ad interim – per 6 mesi – dell’Archivio di Stato di Massa e della nostra Sezione di Pontremoli. Segnalo l’ultimo passo dell’intervista: “Lei in passato ha studiato la figura di Filippo Bourbon del Monte (1708-1780; Governatore di Livorno dal 1757 al 1780), che dal 1751 al 1757 è stato Governatore della Lunigiana. Ci può ritrarre in poche battute questo personaggio? 

A Livorno Bourbon del Monte fu un governatore importante, che tenne fuori Pietro Leopoldo dal governo della città. Nobile cadetto del Monte Amiata, fece carriera militare combattendo al servizio degli Asburgo, che in Toscana gli affidarono le due più delicate cariche militari e civili, prima quella dei confini a Pontremoli poi quella di Livorno, per le quali ottenne i buoni giudizi che lo fecero generale nel 1767. A Livorno fu rimpianto.” In tema con il presente saggio menziono volentieri questo articolo: Massimo Sanacore, La relazione del governatore Filippo Bourbon del Monte del 1765. Fonti per la storia di Livorno fra Seicento e Settecento, Livorno, Comune di Livorno 2006, pp. 45-71.

[6] Sulla studiosa Marcella Aglietti cfr. https://www.unipi.it/index.php/delegati/item/8675-marcella-aglietti

[7] Nel 2010 mi limitai a fare un articolo sul “Corriere Apuano” per riportare l’attenzione su quanto scritto da  Marcella Aglietti: cfr. Marco Angella, Filippo Bourbon del Monte, governatore della Lunigiana tra il 1751 e il 1757, in “Il Corriere Apuano”, 1 maggio 2010, p. 3.

[8] Come mi ricordano i dvd fotografai quel manoscritto a Firenze solo il 31 luglio 2018 (Codice richiesta: 752514).

[9] Cfr. Gian Carlo Dosi Delfini – Nicola Zucchi Castellini, Le epigrafi di Pontremoli, Tolozzi Compagnia dei Librai, Genova 1989,  p. 21. In realtà, come si evince dal libro della Aglietti, fu Governatore fino al 1757.

[10] Sull’ingresso a Pontremoli di Alessandro Dumesnil come Governatore di Pontremoli e Lunigiana cfr. Sezione Archivio di Stato di Pontremoli, Nuovo Copia Lettere della Communità di Pontremoli dall’anno 1752 sino al 1766, c. 40v, “Al Sig. Alessandro Dumesnil Governatore di Pontremoli e Lunigiana”, 14 gennaio 1758. All’epoca il Granduca era Francesco Stefano, che “guidò infatti da Vienna il Granducato mediante la Reggenza per ventotto anni, fino al 1765”. Cfr. Paolo Bellucci, I Lorena in Toscana. Gli uomini e le opere, Edizioni Medicea, Firenze 2001, p. 26. Ricordo volentieri che il Breve e sincero ragguaglio della antica e miracolosa imagine della SS. Annunziata di Pontremoli, manoscritto stilato dal frate agostiniano Pier Francesco Bertolini nel 1760, venne dedicato proprio all’anziano colonnello Alessandro Dumesnil, da poco Governatore della Provincia di Lunigiana. Sull’argomento cfr. il mio saggio Il “Breve e sincero ragguaglio dell’antica e miracolosa imagine della SS. Annunziata di Pontremoli” (1760), in “Studi Lunigianesi”, voll. XLIV – XLV (2014-2015), Associazione “Manfredo Giuliani” per le ricerche storiche e etnografiche della Lunigiana, Villafranca 2015, pp. 133-161.

[11] Cfr. Marcella Aglietti, I governatori di Livorno dai Medici all’Unità d’Italia. Gli uomini, le istituzioni, la città, Edizioni ETS, Pisa 2009, p. 120.

[12] Cfr. Aronte Lunese, Efemeridi Biennali o sia Doppio Lunario Storico e Letterario della Lunigiana per gli anni 1779 e 1780, Stamperia di Gio. Falorni, Livorno 1779, pp. 65-68, “Pontremoli”.

[13] Cfr. Marcella Aglietti, op. cit., pp. 118-119.

[14] Cfr. Pompeo Litta, Famiglie celebri italiane, Milano 1989, vol. 2, p. 133; Luigi Armando Antiga, Filippo Bourbon del Monte Governatore di Pontremoli, in “Studi e Ricerche sull’Alta Lunigiana”, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1977, pp. 111-114; Fabrizio Bernardoni, Livorno porto franco e neutrale sotto il governatorato di Bourbon del Monte, U. Bastogi Editore, Livorno 1979. 

[15] Cfr. Stefano Bruni, Il monumento onorario di Filippo Bourbon del Monte. Qualche considerazione a margine di un monumento scomparso, in Maria Teresa Lazzarini – Franco Paliaga, “Duomo di Livorno. Arte e devozione”, Pacini Editore, Pisa 2007, p. 62.

[16] Cfr. Luigi Antiga, op. cit., pp. 113-114. 

[17] Pfütschner e Touissant avevano così giudicato la sua candidatura: “Conviendra très bien pour le gouvernement de la Lunegiane étant toscane, et par conséquent plus au fait du local d’ailleurs, c’est un sujet qui a du service et de l’acquis, et qui a été employé par le gouvernement dans différentes commissions difficiles dont il s’est très bien acquitté; faissance lui donner d’ailleurs plus d’autorité et de cette considération que est nécessaire dans certains postes pour le bien du service”. Cfr. Marcella Aglietti, op. cit., p. 119. 

[18] Cfr. Marco Angella, Sede di Diocesi, antica aspirazione dei Pontremolesi, in “Il Corriere Apuano”, 14 settembre 1996, p. 3 [Riporta una relazione settecentesca su Pontremoli del Senatore Rucellai, rinvenuta presso l’Archivio di Stato di Firenze]: “Con dispaccio del dì 11 gennaio 1751 S.M.C. comandò l’unione del Commissariato di Pontremoli al Governo della Lunigiana ed elesse per Governatore Generale e Militare di detta Provincia il Marchese Cav. Colonnello Filippo Bourbon del Monte con Provvisione di scudi 1000 con che egli risegga in Pontremoli ove oltre al Governatore delle Armi dovesse avere anche il Civile della Giustizia e due Capitanati di Fivizzano e di Castiglione del Terziere siccome di tutto il Pontremolese.” Cfr. pure Paolo Lapi, L’ordinamento pontremolese all’arrivo del primo Governatore Generale in Lunigiana (1751), in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, quarta serie, volume L – anno 1998, Tipografie Riunite Donati, Parma 1999, pp. 315-337, in  particolare pp. 316-319.   

[19] Cfr. Marcella Aglietti, op. cit., p. 119: “… li fu ne 17 agosto 1757 conferito il grado di generale maggiore e, nel 22 del mese ed anno, li fu con non minore clemenza dal suo ottimo sovrano conferito il governo civile ed il comando militare di questa Piazza”.

[20] Cfr. Stefano Bruni, op. cit., p. 63 e cfr. nota 35: “Il testamento si conserva in Archivio di Stato di Firenze, Notarile Moderno, protocollo 29517, n. 21, cc. 25v-27v. Notaio Marco Giuseppe Dugi”.  

[21] Cfr. Stefano Bruni, op. cit., p. 61: “Il 29 ottobre 1780, alle ore dieci e minuti venti della sera, moriva a Livorno Giambattista Filippo del ramo fiorentino dei Marchesi Bourbon del Monte, dal maggio 1767 Feld-Maresciallo Tenente e Consigliere Intimo attuale di stato e di guerra di Pietro Leopoldo, comandante di tutto il litorale toscano e General Comandante di tutte le truppe, nonché ventitreesimo Governatore Civile e Militare della Città e Porto e Giurisdizione di Livorno, da quando il giorno 11 agosto 1757, lasciata la titolarità del governatorato della Lunigiana, era succeduto a Carlo Ginori. Solo il giorno prima, alle ventidue della mattina di un sabato di tempo “fra chiaro e oscuro”, era stato colpito da un colpo apoplettico, mentre si trovava in casa del Sig. Carlo Prini, funzionario granducale, alla cui moglie era andata a far visita, come è ricordato nel “Giornale della Città e Porto di Livorno” di Pietro Bernardo Prato.  Rispetto alla lettera ufficiale con cui si comunicava a Firenze al Conte Vincenzio degli Alberti, ministro degli interni di Pietro Leopoldo, l’improvviso malore del governatore, le note del Prato forniscono maggiori particolari, restituendoci il quadro di un accidente improvviso e del tutto inaspettato: Alle ore 22 della mattina è stato colpito da accidente apoplettico S.E. il Sig. Marchese Cav. Filippo Bourbon del Monte, Consigliere Intimo attuale di Stato e di Guerra di S.A.R. Feldmaresciallo Tenente e General Comandante delle Truppe della prefata A.S. E per la med. A.R. Governatore Civile e Militare della Città e Porto di Livorno etc. etc. ritrovasi in casa di questo Sig. Carlo Prini, dove era andato a far visita alla moglie del med., ha detto ahimé non vi vedo più, e nel tempo medesimo gli astanti, anno veduto stralunargli gli occhi e storgeva la bocca, di subito è stato mandato a chiamare il suo medico curante Dott. Bamberti, ma questo essendo malato vi è accorso Francesco Corona Chirurgo Maggiore della Real Marina, che subito gli ha cavato sangue dal sinistro braccio, perché la destra parte li ha nel medesimo tempo perduta, di poi l’anno sospeso con cigne, e così l’anno posto in carrozza, e condotto a Palazzo, ove verso l’un ora gli è stato somministrato l’Augustissimo Viatico. Nel tempo stesso, cioè ad un’ora, in quest’Insigne Collegiata è stato esposto l’Augustissimo Sacramento, dove le compagnie laicali si conducono precissionalmente, come ancora i Ragazzi del Refugio e Fanciulle del luogo Pio implorava il Divino Ajuto, ed in tutte l’altre chiese della città sono state espresse Reliquie di Santi per intercedere appresso S.D.M. la guarigione del predetto nostro Governatore. Dopo un iniziale miglioramento, nel pomeriggio del giorno seguente, assopitosi, perse l’uso della parola, ebbe convulsioni e dopo aver ricevuto l’Estrema Unzione alla sera Giambattista Filippo, all’età di anni 72 mesi sei e giorni nove, rese l’anima a Dio. […] Solo la mattin del lunedì, alle ore otto, venne annunziata alla città la morte del governatore attraverso il suono di tutte le campane delle chiese di Livorno e, come non manca di annotare il Prato, l’annunzio è stato sensibile in questa città per il Buon Governo da esso esercitato per lo spazio di anni 23.” 

[22] Cfr. Marcella Aglietti, op. cit., p. 134, nota 329. Cfr. Giuseppe Vivoli, Annali di Livorno dalla sua origine sino all’anno di Gesù Cristo 1840 colle notizie riguardanti i luoghi più notevoli antichi e moderni dei suoi contorni, Tipografia e Litografia di Giulio Sardi, Livorno 1842, Tomo I, pp. 268-269: “E questo voler fare a modo suo in Livorno non si era spento in certo modo neppure sotto il regno del Granduca Pietro Leopoldo: mentre lo stesso Governatore Bourbon del Monte divenuto Livornese per domicilio, per affezione alla Città, e per le abitudini che vi aveva contratte, fare sempre voleva a modo suo quanto meglio intendeva di fare; sicché si narra che portata la notizia della sua morte, accaduta in Livorno, al prefato Granduca dopo averne sentito dispiacere dicesse: “Abbiamo riacquistato Livorno”. Ma il del Monte a vero dire non arbitrava che per operare il bene maggiore della popolazione!” 

[23] Cfr. Marcella Aglietti, op. cit., p. 135, in particolare nota 321: Archivio di Stato di Firenze, Segreteria di Gabinetto, 126, III, dipartimenti delle città subalterne e giusdicenti foranei, cc. 85-94.

[24] Cfr. Stefano Bruni, op. cit., p. 66, nota 10: “Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, N.A. s. II, VIII, 30 ottobre 1780, c. 1466. 

[25] Cfr. Stefano Bruni, op. cit., pp. 63-64. Stefano Bruni riporta in modo meticoloso tutta la cerimonia funebre, che si può leggere alle pagine 63-64.

[26] Questo è il testo dell’epigrafe: “PHILIPPO BORBONIO PATRITIO FLORENTINO / EX MARCHIONIBUS SANCTAE MARIAE DE MONTE / DIVI STEPHANI EQUITI COMMENDATORI ET CATAPHRACTORUM MILITUM / TRIBUNO / PRO SACRA CATHOLICA MAJESTATE FRANCISCI I ROMANORUM  IMPERATORUM / ET MAGNI ETRURIAE DUCI / PONTREMULI AC TOTIUS AGRI LUNENSIS PROTOGUBERNATORI / DE HOCCE PRIMARIO TEMPLO INSIGNIQUE CAPITULO / TER OPTIME MERITO / DIGNITATES ET CANONICI TANTI VIRI BENEFICIIS / ET MUNIFICENTIA DEVINCTI / IN PERPETUUM GRATI ANIMI. MONUMENTUM / POSUERE / ANNO DOMINI MDCCLVII”. Cfr. Gian Carlo Dosi Delfini – Nicola Zucchi Castellini, op. cit., pp. 52-53. Questa la traduzione dello studioso lunigianese Luigi Antiga: “A Filippo Bourbon Patrizio Fiorentino / dei Marchesi di Santa Maria del Monte / Cavaliere Commendatore di Santo Stefano / Ufficiale dei corazzieri / Protogovernatore di Pontremoli e di tutto il territorio lunigianese / in nome della Sacra Cattolica Maestà / di Francesco I Imperatore dei Romani / e Granduca d’Etruria / che si rese tre volte benemerito / di questo Duomo e dell’Insigne Capitolo / i Dignitari e i Canonici legati dalla munificenza / e dai benefici di così autorevole personaggio / posero / per sempre questo marmo a testimonianza del loro animo grato / nell’anno del Signore 1757.”  Cfr. Luigi Armando Antiga, op. cit., p. 113.

[27] Cfr. Stefano Bruni, op. cit., p. 64: “Sullo sfondo delle vicende delle esequie e di queste considerazioni deve inquadrarsi anche l’erezione del monumento celebrativo realizzato poco tempo dopo all’interno della Collegiata. Anch’esso infatti risponde alla stessa esigenza di celebrazione del governatore e, al tempo stesso, di rispettare gli estremi sentimenti del Bourbon del Monte. Realizzato lungo la parte destra della Collegiata, in alto, sopra la porta laterale, da dove in seguito, quando al suo posto ebbero sede il busto e la lapide commemorativa del vescovo Raffaello De Ghantuz Cubbe, morto il 2 dicembre 1840, venne spostato per essere posto sopra la tomba di Bernardetto Borromei, primo gonfaloniere di Livorno morto nel 1610 sotto Cosimo II, il monumento era stato collocato in quella che, all’epoca, costituiva la parte più prestigiosa e onorifica della fabbrica, sorta di pantheon delle glorie civili e militari della città e del Granducato, dove, ai lati degli altari di San Giovanni Battista (dedicato poi, dal 1802, a Sant’Anna) e dell’Assunzione, erano state realizzate le tombe e i monumenti celebrativi di figure di grande rilevanza nella storia di Livorno: dopo l’innalzamento, nei primi anni del XVII secolo, dei sepolcri di Biagio Pignatta, morto nel 1603, e di Bernardo Borromei, nel corso del Settecento vi erano stati, infatti, collocati la monumentale scenografia della tomba del governatore Marco Alessandro Del Borro, l’iscrizione commemorativa con lo stemma del Barone Karl Franz von Wachtendonck e la grande tomba del predecessore del Bourbon del Monte, il Marchese Carlo Ginori. Rispetto a quest’ultimo, quello del Bourbon del Monte appare, indubbiamente, più modesto: il monumento constava di un busto in marmo a tutto tondo inserito entro una nicchia con cornice ovale costituita da un listello di marmo bianco, che inquadrava anche la grande cappella trapezoidale con lati brevi concavi, in pietra grigia, ove al centro era inserita la mensola, profilata e ancor oggi esistente, per quanto lacunosa nella parte destra, che sorreggeva il ritratto. Rispetto alla tomba del Ginori, segnata da una lunga epigrafe in latino che ricorda le cariche e gli onori del governatore, anche l’iscrizione che accompagna il monumento del Bourbon del Monte, incisa sul listello di base della cornice, è più sobria, se non più modesta, registrando il solo nome e il titolo di governatore (m.s.e. filippo bourbon del monte governatori). […]  Per quanto riguarda più specificamente il busto del Bourbon del Monte, sia il disegno del Paroni, che la foto del 1943 lasciano intravedere una scultura di una certa qualità, che raffigura il governatore secondo moduli compositivi tipici della ritrattistica tardo barocca, con la testa eretta sul busto coperto dall’armatura con le insegne dell’Ordine di Santo Stefano e ammantato, come già il ritratto del Ginori. L’iconografia è quella tipica e ufficiale dei soggetti raffigurati, tendente, da un lato, a rimarcare il loro ruolo all’interno dei Cavalieri stefaniani e, dall’altro, a sottolineare le aggettivazioni eroiche del ritratto; manca tuttavia in quello del nostro governatore l’enfasi drammatica che caratterizza il busto del Ginori con la resa di parte del braccio destro scartato di lato in avanti e l’ampia falda del mantello che incornicia, in basso, la parte sinistra del corpo. …”

[28] Cfr. Gian Carlo Dosi Delfini – Nicola Zucchi Castellini, op. cit., pp. 20-21 (“l’iscrizione su marmo che ancora si vede verso l’arco di Porta Parma nella sua collocazione originale, ricorda un restauro della porta divenuta poco decorosa, nonché i restauri condotti nella stessa occasione per por riparo ai danni di una rovinosa piena del fiume Magra che nel 1732, oltre a danneggiare il vicino ponte, aveva fatto in parte crollare gli archi costruiti nel 1560 per sorreggere la strada antistante la porta e fatto franare le sovrastanti pendici del colle del Piagnaro …”) Cfr. inoltre Marco Angella, Sul restauro settecentesco del ponte di Sommoborgo di Pontremoli: la posa della prima pietra in un manoscritto notarile inedito, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, 4^s., vol. XLVIII, anno 1996, pp. 79-90. In un atto rogato dal notaio Eleonoro Uggeri e datato 2 agosto 1755 (conservato presso la Sezione Archivio di Stato di Pontremoli) si conserva una “breve memoria” sul restauro del ponte di Sommoborgo. “Lo scritto del notaio fa riassaporare l’atmosfera della  giornata nella quale  i sindaci della città Pietro Pizzati, Andrea Bonaventura, Camillo Coppini e Antonio Maria Ricci, il governatore generale di Pontremoli e Lunigiana Filippo Bourbon del Monte, il prevosto don  Girolamo Galli e il parroco della Chiesa di San Nicolò don Gio. Batta Buelli, dopo aver implorato Dio ed aver scoperto in via del tutto     eccezionale      l’Immagine      della     Madonna    del    Popolo    tanto  cara ai Pontremolesi, si recarono sul luogo della fabbrica per benedire la prima pietra del ponte.  Lì, a ridosso della costruzione, come  si legge nel documento:

“sono state benedette due cassete di pietra con le solite / preci e rito, e dentro di esse in una scatoletta di piombo / sono state riposte alcune reliquie  e medaglie con / una inscrizione”

il cui testo in latino può leggersi in  appendice  e la cui traduzione potrebbe    suonare così:

O viandante, il ponte che tu stai calpestando ti è stato strappato dall’impeto del fiume in piena nell’anno 1732.

Dopo aver implorato l’aiuto divino, il proposto, insieme al capitolo, gettò le prime fondamenta il 2 agosto, sotto l’Imperatore Francesco I Granduca di Toscana, quando Filippo Bourbon del Monte era governatore di Pontremoli e della provincia di Lunigiana, col plauso dell’amministrazione civica e della popolazione pontremolese.”  

[29] Cfr. Gian Carlo Dosi Delfini – Nicola Zucchi Castellini, op. cit., p. 53 e cfr. Giovanni Targioni Tozzetti, Relazioni d’alcuni viaggi fatti in diverse parti della Toscana per osservare le produzioni naturali, e gli antichi monumenti di essa, Per Gaetano Cambiagi Stamp. Granducale, Firenze 1777, tomo XI, p. 221: “Pontremoli in oggi ha molte fabbriche ridotte all’uso moderno, in gran parte di pietrami: molte chiese sono state rifabbricate sul buon gusto, e le strade sono lastricate di pietre. Nel tempo che vi era Commissario il Senator Cav. Anton Filippo Adami, fu fatto l’abbellimento della Porta di S. Pietro; e Sua Eccellenza il Sig. General Marchese Filippo Bourbon del Monte, mentre era Governatore in Lunigiana, si prese gran cura di ristabilire tutte le strade del Pontremolese, che erano ridotte impraticabili, e fralle altre quelle che sono intorno alla Terra, e promosse l’abbellimento dei Palazzi e delle Case”. Cfr. inoltre Pietro Bologna, Artisti e cose d’arte pontremolesi, Firenze 1898 (rist. anastatica Arnaldo Forni Editore, Bologna 1982), p. 23.

[30] Cfr. Gian Carlo Dosi Delfini – Nicola Zucchi Castellini, op. cit., p. 53.

[31] Cfr. Marco Angella, Filippo Bourbon del Monte, cit., Il Corriere Apuano”, 1 maggio 2010, p. 3.

[32] Il richiamo a Casa Negri viene riferito anche in uno dei saggi pubblicati dallo studioso pontremolese Paolo Lapi sull’ “Archivio Storico per le Province Parmensi”: cfr. Paolo Lapi, L’ordinamento, cit., pp. 322-323, in particolare le note 27 e 28: “Il Bourbon arrivò a Pontremoli nella mattinata del 18 luglio e venne accolto a Filattiera da una “nobile cavalcata”di dodici signori pontremolesi che lo scortarono fino alla sua residenza stabilita nella casa del signor Negri (27). Egli, in realtà, doveva risiedere nella fortezza del Piagnaro, “dove ha il suo quartiere, ma per essere questa scomoda al Paese … tenne pigione il Palazzo del signor Primicerio Negri posto nella Piazza de Doddi.”(28) […] (27) L’arrivo del primo Governatore generale in Lunigiana è così descritto da una breve relazione, contenuta nel Copia Lettere della Comunità di Pontremoli 1734 … cit., f. 216: «A dì 18 luglio 1751. Questa mattina prima del mezzogiorno è arrivato a Pontremoli l’Illustrissimo Signore Cavaliere Marchese Colonnello Filippo Bourbon del Monte per Sua Maestà Cesarea Governatore Generale in tutta la Lunigiana Granducale con obbligo di rissedere in Pontremoli. Fu incontrato a Filattiera, con nobile cavalcata di dodici di questi Principali Signori, che lo accomapagnarono all’habitatione sua, in Casa del Signor Cavalier Neri – A 20 luglio. Andarono li Signori Sindaci, l’uno doppo l’altro li Signori Carmarali e Ragionati, al far visita al nuovo Signor Governatore, quale poi rese le visite alla Casa di ciascheduno in particolare, ma non in corpo a Magistrati. Fece indi sapere a Signori Sindaci, che nel Presbitereo del Duomo, facessero creare per lui un Genuflessorio, un Suppedaneo, strato, tappeto, Cadregha e Cussini; ciò che subito fu eseguito. Fece inoltre sapere a medesimi Signori Sindici ed agli altri Magistri che lo istruissero in iscritto delle loro cariche, Autorità et incombenze.» (28) Così si legge nella “Memoria per Pontremoli” redatta dall’auditore Sebastiano Bilanci nel 1758, la quale, inoltre, ricorda: «Questo palazzo è stato concesso anche al successore del suddetto del Monte, che fu il signor Alessandro Dumesnil lorense» (Statuti, tomo II, cit. f. 87r)”   

[33] “Esisteva fin da antico, nella Piazza superiore, un piccolo oratorio in cui si venerava un’Immagine in legno della vergine col Bambino, oratorio che, pel luogo in cui sorgeva, era chiamato della Madonna di Piazza. Sulla provenienza dell’immagine e sull’origine dell’oratorio nessun documento. E’ pero forza tenersi alla tradizione, raccolta dai cronisti nostrani e tramandata nei racconti dei vecchi. I quali narravano che in quella piazza accanto a un grosso rovere che fu abbattuto assai tardi, tanto che si vedeva la gran buca onde era stato svèlto ancora nel 1627, sorgeva una cappelletta, entro la quale su un pilastro di pietra, che avrebbe in seguito servito di sostegno della pesa pubblica (e che si vede ancora murato e alquanto sporgente in fuori nel muro a sud della casa a sinistra di chi guarda la facciata del Duomo) si venerava la sacra statua. Questa sarebbe giunta a Pontremoli dall’oriente, recata da qualche pellegrino o, più verosimilmente, dai Cavalieri di Malta …”  “… I nostri cronisti, come al solito, attribuiscono a quella cappelletta una antichità inverosimile: sarebbe stata fondata nientemeno che nel 412!” … “Nel 1414, secondo i nostri cronisti fu eretta nel luogo dell’antica cappelletta una chiesa chiamata Santa Maria di Piazza e in seguito anche Madonna del Rosario. … Qui fu venerata l’effigie della Madonna del Popolo finché non sorse l’odierna Cattedrale”, su progetto (1636) dell’architetto cremonese Alessandro Capra. Venne aperta al pubblico soltanto nel 1687 e nel 1721 venne dichiarata “Insigne Collegiata”. Solo nel 1787 assunse il titolo di Cattedrale.  Cfr. Emilio Cavalieri, Per la Storia della Pieve di Saliceto, Il Corriere Apuano, Pontremoli 2017 [postumo],  pp. 96-97 e p. 103. Su Alessandro Capra (1608 – 1684) cfr. Amedeo Bellini, Alessandro Capra, ingegnere cremonese del ‘600 e trattatista di architettura civile, in “Annali della Biblioteca Statale e Libreria Civica di Cremona”, XXVI/1 1975, Cremona 1982.

 Sui “cronisti” cfr. Giovanni Rolando Villani, Annali di Pontremoli, in Nicola Zucchi Castellini (a cura di), “Cronache Pontremolesi del Cinquecento”, Tipografia La Nazionale, Parma 1980 (Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, Fonti e Studi, serie I – X), pp. 23-24: “412 … Appontremolanique praedicti in medio terrae predictae Appontremoli in honorem Dei et Sancti Ioannis Baptistae fundavere Ecclesiam Sancti Ioannis in Monasterium Monacorum Sancti Ioannis et aliam aliquantulum ab ea distantem in honorem S. Virginis Mariae, aliis Apuanis remanentibus per rura habitantibus.”   

[34] Sulla statua medievale, che oggi si presenta vestita, cfr. Caterina Rapetti, La ritrovata immagine della Madonna con Bambino di Santa Maria di Piazza a Pontremoli, in “Critica d’Arte”, anno LXIV, n.12 dicembre 2001, pp. 28-34, in particolare p. 31: “Si tratta di una statua lignea (cm. 110 x 30 x 33) raffigurante la Madonna seduta su di un trono, del quale è visibile ai lati il profilo sagomato, e sorreggente in braccio il Bambino assiso di tre quarti, le mani protese verso quella della Madre che posa la sua sulla gamba del Figlio. La Vergine ha il capo ricoperto da un corto velo che cade aderente al volto, digrada sulle spalle e in parte sembra scendere sul davanti sopra la veste; su questo è posata una corona a ornato fitomorfo. Il corpo è avvolto in una veste che scende fino ai piedi calzati dei quali sono lasciate scoperte le punte, una delle quali, quella destra, manca a seguito di una lacuna. Fasci di pieghe della veste si raccolgono ai lati terminando ad omega. Sopra questa, una sopravveste a tunica, aderente al corpo, ricopre le spalle scendendo fino sotto le ginocchia e terminando ai lati con pieghe a zig zag. Anche il Bambino è rivestito di una lunga tunica caratterizzata da ampie maniche. Il gruppo scultoreo è attualmente ricoperto da una doratura, risultante di un intervento successivo, come evidenziano alcuni tratti in cui questa si sovrappone alle lacune, una doratura tardo gotica che probabilmente è stata stesa sopra l’originale policromia; sia il manto della Madre che la veste del Bambino sul fondo oro sono ornati da stelle rosse …” e, sulla possibile datazione, p. 33: “La scultura pontremolese appare riconducibile agli anni Venti – Trenta del 1200, opera di uno scultore venuto a contatto con modelli della scultura francese e non ignaro delle opere della vicina area padana.”  Cfr. inoltre Caterina Rapetti, La Madonna con Bambino della chiesa di Santa Maria di Piazza, in “Il Corriere Apuano”, 9 agosto 2003, p. 3.

[35] “È con il voto del 7 luglio 1630 che nasce il titolo di Madonna del Popolo, ancora oggi tanto caro ai Pontremolesi. In tale anno, infatti, in cui incombeva il pericolo della peste, manifestatasi nella parrocchia di Santa Cristina, il Consiglio Generale della Comunità di Pontremoli permetteva di erigere un “tempio grandioso” alla Vergine invocandola col titolo di «Madonna del Popolo»” Cfr. Paolo Lapi, Documenti editi ed inediti per servire alla storia della devozione pontremolese alla Madonna del Popolo, in “Le Apuane”, anno 33, n. 65-66 (nov. 2013), pp. 113-152, in particolarep. 113.

[36] Questo passo certifica la devozione assoluta di Filippo Bourbon del Monte per la Madonna del Popolo, messa in evidenza proprio per promuovere l’ornamento del “coro” dell’Insigne Collegiata. Cfr. Paolo Lapi, Documenti …, cit., p. 131 e seguenti (“L’ornamento del “coro” e le feste del 1761): “Fu proprio Filippo Bourbon del Monte, grande devoto della Madonna del Popolo, a promuovere la realizzazione di questi lavori, come ben ricorda una relazione redatta da don Giacomo Romani, cappellano del Duomo, in occasione delle grandiose feste celebrate per la loro conclusione il 2 luglio 1761 e culminate con la processione della venerata immagine, poi riposta nella sua nicchia «da cui era stata levata sino dal dì 3 luglio 1756, nel quale si diede cominciamento ad una tal opra».”

[37] Cfr. Archivio di Stato di Firenze, Consiglio di Reggenza, filza 648 (Livorno), inserti 26-40, n. 37 (Lettera di Bourbon del Monte ad Alessandro Dumesnil in copia e s.d. ma databile tra la fine del 1757 e inizio 1758). Ringrazio la dottoressa Marcella Aglietti per avermi segnalato, a suo tempo, questo documento.

[38] Cfr. Marco Angella, Filippo Bourbon del Monte, cit., in “Il Corriere Apuano”, 1 maggio 2010, p. 3.

[39] Cfr. Emilio Cavalieri, La Madonna del Popolo di Pontremoli e il Pubblico Voto del 1622, Stab. Tipografico C. Cavanna, Pontremoli 1922. Mette conto precisare che quest’anno ricorre l’anniversario anche della realizzazione del  quadro Il Giuramento del Consiglio Comunale di Pontremoli per la peste del 1622, eseguito nel 1792 dal pittore volterrano Gio Batta Tempesti (1729 – 1804), conservato nel transetto sinistro del Duomo di Pontremoli e commissionato dalla famiglia Caimi. Sulle vicende segnalo il mio saggio La Deposizione del Duomo di Pontremoli: inediti su Cavallucci, Cades e Collignon, in “Archivio Storico per le Province Parmensi”, 4^ s., vol. LI, anno 1999, pp. 247-273. Già una cronaca della “Gazzetta Universale” del dicembre 1791 metteva in risalto la notizia: “Pisa 28 novembre […] Partito quindi dalla Università si degnò l’illuminante R. Sovrano di portarsi ad onorare colla sua presenza la Scuola di Pittura del nostro Sig. Giovanni Tempesti, ove si compiacque di osservare un Quadro in grande rappresentante la liberazione dell’amica Pontremoli dal contagio della peste, opera commessa dalla nobile Famiglia Caimi alla somma abilità di tal rinomato Artefice per collocarsi nella Cattedrale di Pontremoli, e che riesce corrispondente alla nota abilità dell’illustre Maestro …”, in “Gazzetta Universale”, n. 97, sabato 3 dicembre 1791, p. 776 (Devo la segnalazione di questa notizia allo studioso di Pugnano (San Giuliano Terme) Mario Noferi, che ringrazio). Sul pittore volterrano cfr. inoltre il recentissimo volume Stefano Renzoni, Giovanni Battista Tempesti, Pacini Editore, Pisa 2021. 

[40] Una ricerca certosina negli archivi pontremolesi, pubblicata purtroppo postuma solo recentemente, sulla Madonna del Popolo si deve a Don Emilio Cavalieri (1884 – 1952): cfr. Emilio Cavalieri, Per la Storia della Pieve di Saliceto, cit., in particolare pp. 95-114 (“L’immagine e il tempio della Madonna del Popolo”). Cfr. inoltre i testi Relazione della solenne coronazione della miracolosa statua della Santissima Vergine del Popolo fatta nella chiesa principale dell’insigne e nobile terra di Pontremoli dedicata all’istessa, Per gli Eredi di Galeazzo Rosati, Parma 1695; Luigi Marsili, Cenni storici intorno alla miracolosa effigie della Madonna del Popolo che si venera nella Cattedrale di Pontremoli, G.M. Pizzanelli, Pisa 1877; Aa. Vv., Relazione delle feste centenarie solennemente celebrate in Pontremoli nei giorni 1, 2 e 3 luglio 1887 in onore della Madonna del Popolo la cui effigie si venera nella Chiesa Cattedrale, Tipografia Vescovile Fiaccadori, Parma 1887; Annibale Corradini, La Chiesa di S. Maria del Popolo in Pontremoli, Artigianelli, Pontremoli 1969; Aa. Vv., La Chiesa di S. Maria Assunta nei secoli e nella devozione di Pontremoli, Tipografia Artigianelli, Pontremoli 1987. Per un contributo più recente e aggiornato cfr. Paolo Lapi, Documenti editi ed inediti per servire alla storia della devozione pontremolese alla Madonna del Popolo, in “Le Apuane”, anno 33, n. 65-66 (maggio – novembre 2013), pp. 113-152. Da segnalare, nel contributo di Lapi, la pubblicazione in appendice delle “Notizie istoriche riguardanti la Miracolosa Statua di Santa Maria del Popolo di Pontremoli”, conservate presso la Biblioteca Moreniana di Firenze in Acquisti Diversi, 94.1, ins. 6, cc. 79r-91v (cfr. in particolare le pp. 144-152) e le significative fotografie in bianco e nero che riportano la statua di Santa Maria di Piazza senza vesti (Archivio fotografico del Duomo) e le note epigrafi del Voto del 1622 e del Voto del 1630 conservate presso la Cattedrale.

[41] Sui cantieri religiosi aperti ed in via di ristrutturazione nel periodo di governo di Filippo Bourbon del Monte cfr. Rossana Bossaglia – Vasco Bianchi – Luciano Bertocchi, Due secoli di pittura barocca a Pontremoli, Sagep, Genova 1997 e Luciano Bertocchi, In viaggio nella Pontremoli granducale e barocca, Editrice Il Corriere Apuano, Pontremoli 2013.

[42] Sulla situazione delle scuole in questo periodo cfr. il mio articolo A scuola a Pontremoli tra il XIV e il XIX secolo, in “Il Corriere Apuano”, n. 36 del 20 settembre 1997, p. 3, con in Appendice l’allora inedito manoscritto relativo al Progetto per il ristabilimento delle pubbliche scuole, del 1756. Riporto un breve stralcio dell’articolo: “Prendendo in considerazione alcuni manoscritti si viene a conoscere che nel 1743 le scuole bruciarono e che negli anni ’50, anche grazie all’elargizione del Conte Mario Maraffi, furono rimesse in sesto. Sembrava persino fosse giunta l’ora di migliorare lo stato economico dei docenti. I documenti ci aiutano a capire che lavorò alla ricostruzione della fabbrica un certo Maestro Jacopo Portugalli: egli redasse  e firmò a questo proposito un dettagliato piano in 10 punti che porta la data del 9 agosto 1752”, quando Filippo Bourbon del Monte era già Governatore di Pontremoli.

[43] Questo passo (“volea terminar di fabbricarla”) è molto interessante. Su “Casa Negri” per il momento cfr. Pietro Bologna, op.cit, p. 86 ;  Rossana Bossaglia – Vasco Bianchi – Luciano Bertocchi, op. cit., p. 170;  Isa Trivelloni Manganelli, Dimore Pontremolesi, Società Editrice Buonaparte, Sarzana 2001, pp. 201-219.  Segnalo in questa nota, però, che anni fa sulle proprietà e sulle Case dei Negri ho trovato un corposo inedito che prima o poi spero di poter studiare con la dovuta attenzione. 

L’immagine di introduzione alla pagina è del fotografo Walter Massari

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